Come possiamo accudire un bambino di notte e riuscire a riposare?

Per gestire le poppate notturne e minimizzare la fatica di accudire un bambino di notte, le mamme hanno trovato le più svariate soluzioni, tante quante sono le tipologie di famiglie.

-    Alcune scelgono di dormire insieme al loro bambino, con le dovute precauzioni per un sonno sicuro;
-    altre accostano la culla o il lettino al letto matrimoniale (sistemazione a “sidecar”) abbassando la sponda laterale e portando i materassi allo stesso livello, senza lasciare spazi tra uno e l’altro. Questa sistemazione è adatta alle famiglie che vorrebbero provare a dormire insieme, ma non hanno un letto abbastanza grande, oppure nei casi in cui il bambino abbia un sonno talmente movimentato da richiedere un proprio spazio;
-    altre, quando il bimbo diventa più grandicello, avvicinano al letto matrimoniale un letto singolo o a scomparsa, oppure sistemano un materasso sul pavimento (utile e risolutivo quando il bambino non sta bene o ha qualche disagio, per cui necessita della presenza rassicurante dei genitori);
-    altre ancora, quando il bimbo diventa più grandicello, lo fanno dormire con i suoi eventuali fratelli o sorelle.

Per approfondire:

È pericoloso dormire con il proprio bambino?

Quando comincerà a dormire tutta la notte?

Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League, reperibili presso le Consulenti o scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Quali vantaggi offre l’allattamento notturno?

I vantaggi sono molti:

-    la prolattina, l’ormone principale nella produzione di latte, con il suo effetto rilassante aiuta madre e bambino a riaddormentarsi più facilmente ed inoltre, essendo prodotta in quantità maggiore durante la notte aiuta ad aumentare la quantità di latte;
-    previene ingorghi mammari e infezioni;
-    se si allatta da sdraiate aiuta a fronteggiare meglio un eventuale riflesso di emissione forte;
-    favorisce il ritorno al seno del bimbo nel caso di rifiuto del seno o del cosiddetto “sciopero del poppante”;
-    aiuta a prevenire la SIDS, avendo cura di rispettare le norme per un sonno sicuro.

Per approfondire:

È pericoloso dormire con il proprio bambino?

Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League, reperibili presso le Consulenti o scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Perché il mio bambino si sveglia tante volte di notte?

Il sonno dei neonati nei primi mesi di vita funziona diversamente rispetto a quello degli adulti perché è costituito da più fasi di sonno attivo (REM), quello più leggero e più importante per il loro sviluppo.
Man mano che i bimbi crescono il bisogno di sonno REM diminuisce, mentre aumenta il sonno passivo, quello NON-REM.
Questo significa che gradatamente matura la capacità di dormire più a lungo.
I risvegli notturni sono quindi fisiologici e rappresentano la norma per la maggioranza dei neonati, che dorme mediamente sedici ore al giorno a prescindere dalla differenza tra giorno e notte.
Parallelamente al bisogno di fare brevi e frequenti sonnellini, c’è il bisogno di poppare spesso, anche per breve tempo.
Si è visto infatti che solitamente, nel passaggio dalla fase di sonno passivo a quella di sonno attivo, i bimbi richiedono di poppare; questo permette di regolarizzare meglio il ciclo di sonno-veglia.
I risvegli notturni possono avvenire anche in seguito ai primi mesi, tra gli uno e i tre anni, per numerosi altri motivi tra i quali la dentizione, un raffreddore, una nuova fase di sviluppo o di cambiamento, il senso di solitudine o ancora la fame (nonostante si introducano cibi solidi anche la sera).

Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League, reperibili presso le Consulenti o scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

È pericoloso dormire con il proprio bambino?

La Leche League International e il Dott. James McKenna, uno studioso delle pratiche di sonno condiviso, commentano: lo studio pubblicato da Archives of Pediatric and Adolescent Medicine del 1999 non è accurato.

Schaumburg, USA (30 settembre, 1999) - La Leche League International (LLLI), la principale autorità a livello mondiale nel campo dell'allattamento materno, mette in dubbio i risultati di uno studio pubblicato da Archives of Pediatric and Adolescent Medicine, in base al quale la pratica di dormire con i propri bambini non sarebbe sicura.

Molti studi in questo specifico campo hanno dimostrato che nel corso dell'allattamento, se la mamma ed il bambino dormono insieme si sviluppa l'attaccamento madre-bambino, i ritmi del sonno della madre e del bambino si regolano armoniosamente, la madre acquista una maggiore esperienza nel cogliere e rispondere ai i bisogni del suo bambino, e sia la mamma sia il bambino riescono a riposare meglio. Dormendo insieme, inoltre, è più facile che la mamma continui ad allattare il bambino a richiesta - un aspetto tutt'altro che trascurabile per consentire che la produzione di latte si mantenga sempre adeguata.

Il Dott. James McKenna, Professore di Antropologia presso la University of Notre Dame, membro del Comitato di Consulenza Scientifica de LLLI ed esperto in materia di sonno condiviso, ritiene che si corrano maggiori rischi lasciando il bambino a dormire da solo nella sua culla piuttosto che prendendo le dovute precauzioni nell'approntare un ambiente sicuro nel quale bambini e adulti possono dormire insieme, e afferma: "Concordiamo con gli autori dello studio e con altri sul fatto che si devono prendere precauzioni particolari per minimizzare il rischio di incidenti irreparabili. Ma il fatto che tali precauzioni si rendano necessarie, non è un argomento contrario alla pratica del sonno condiviso, ed in particolare della pratica di dividere il letto con i bambini, più di quanto il fatto che si verifichino casi di morte accidentale di bambini strangolati, soffocati o uccisi dalla Sindrome della Morte Improvvisa (SIDS) mentre stanno dormendo da soli nella loro culla, sia un motivo sufficiente per mettere in guardia contro i rischi che si corrono lasciando dormire i bambini completamente da soli". E aggiunge: "Mentre è vero che per un bambino certe caratteristiche strutturali di un letto pensato per il sonno di un adulto possono costituire un pericolo, il fatto che certe caratteristiche esistono non ci impedisce di modificarle né ci deve spingere a pensare che dormire insieme sia pericoloso di per sé." Il Dott. McKenna considera inoltre non giustificate le conclusioni e le raccomandazioni avanzate dallo studio, dal momento che gli autori hanno basato il loro lavoro su prove incomplete o riferite e non su dati scientifici seri.

Il Dr. McKenna ritiene che il sonno condiviso sia un'esperienza positiva per tutti i membri della famiglia di un bambino allattato al seno e che non dovrebbe essere considerato fonte di alcun pericolo purché i genitori prendano le seguenti precauzioni:

* I genitori non dovrebbero dormire con i loro figli se sono fumatori e se hanno assunto alcol o droghe.

* Tra il materasso ed il bordo del letto non ci devono essere varchi

* Non ci dovrebbero essere cuscini soffici o coperte morbide vicino al viso del bambino

* Non ci dovrebbe essere spazio tra il letto ed il muro per evitare che il bambino rotoli in quella direzione e rimanga intrappolato

* Il bambino non dovrebbe essere messo a dormire a pancia in giù.

traduzione di Raffaella Brignardello

Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League, reperibili presso le Consulenti o scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Quando comincerà a dormire tutta la notte?

Proprio come non è possibile sapere con precisione quando il tuo bambino ti regalerà il suo primo sorriso o inizierà a parlare o quando smetterà di fare il riposino la mattina, non c'è modo di prevedere quando comincerà a dormire tutta la notte. E, cosa più importante, non c'è un'età "giusta" in cui "dovrebbe" cominciare: come per qualunque altra tappa fondamentale della sua crescita, il tuo bambino ci può arrivare prima o dopo gli altri.

Nelle prime settimane di vita, ricorda che se dorme tutta la notte, il bambino rischia di non nutrirsi a sufficienza. I bambini allattati di solito poppano dalle 8 alle 12 volte al giorno, quindi almeno ogni 2 o 3 ore. La maggior parte dei bambini poco per volta prolungherà gli intervalli di sonno notturno, ma avrà comunque bisogno di poppare anche di notte per diversi mesi. Ti sarà capitato di sentire che i bambini che la sera prendono un biberon di formula artificiale o che mangiano le pappe a base di cereali dormono di più la notte: non è affatto vero. Di nuovo, ogni bambino è diverso. Inoltre, l'apparato digerente del bambino non è maturo per ricevere cibi solidi fin verso i sei mesi e assumere alimenti solidi troppo presto può scombussolare il suo pancino.

Essere svegliati durante la notte può stancare sia le mamme sia i papà. Specialmente nelle prime settimane, cerca di riposare insieme al bambino, durante il giorno, e resisti alla tentazione di fare qualcos'altro: lascia perdere tutti i lavori domestici non indispensabili e chiedi aiuto ad amici e parenti per cucinare, fare commissioni o pulire la casa. Allattando da sdraiata, potrai riposarti un po' di più.

Per molte mamme, tenere i piccoli vicini a sé durante la notte rende meno faticoso l'accudimento notturno. Madri e bambini hanno sempre dormito vicini: l'idea che il posto giusto per un bambino sia la sua culla, nella sua stanzetta, è piuttosto recente. Molte mamme hanno verificato che dormire insieme al bambino o tenere il piccolo nel lettone risponde alle sue esigenze notturne, riducendo al minimo le interruzioni del sonno degli adulti. Girarsi di lato per allattare il bambino e scivolare di nuovo nel sonno è molto più facile (e d'inverno anche più caldo) che non alzarsi dal letto, raggiungere la culla, restare sedute ad allattare il bambino e poi tentare di tutto per fargli (e farti) riprendere sonno. I timori di soffocare il bambino se lo si tiene nel lettone non sono fondati.

Per approfondire:

È pericoloso dormire con il proprio bambino?

Alcuni "esperti" ritengono che i genitori debbano insegnare ai bambini a confortarsi da soli quando si svegliano di notte, e alcuni arrivano anche a prescrivere per quanto tempo i genitori dovrebbero lasciar piangere il bambino prima di intervenire. Gli studi sul sonno dei bambini e dei genitori hanno mostrato che di fatto queste tecniche sono spesso inefficaci e i risultati non sono duraturi. Non insegnano, come comunemente si dice, “a dormire” (il sonno non è un’abitudine, ma uno stato fisiologico), ma solo a non chiamare i genitori quando ci si sveglia. Sono metodi che per qualche famiglia possono anche funzionare, ma molte altre mamme e molti altri papà preferiscono seguire il proprio istinto e rispondere al pianto del bambino ogni qual volta ci segnala di aver bisogno dei genitori. Aiuta a ricordare che i cicli del sonno di un bambino sono molto diversi da quelli di un adulto, e che un bimbo piccolo ha bisogno di svegliarsi di notte per ricevere nutrimento a sufficienza.

Molti motivi possono causare i risvegli dei bambini piccoli, e periodi “buoni” possono alternarsi a fasi in cui i risvegli notturni sono molto frequenti: dentizione, balzi di crescita, l’introduzione dei cibi solidi, una giornata eccitante, caldo o disagio, il ritorno della mamma al lavoro: la vita dei bambini nei primi mesi e anni subisce così tanti cambiamenti! Sapere che i risvegli frequenti sono normali e che, a prescindere dall’approccio usato per la notte, tutti i bambini, prima o poi, dormiranno, aiuta a prendere con filosofia questi primi mesi e a non stressarsi troppo nel tentativo di ottenere dal bambino un ritmo di sonno che raggiungerà comunque naturalmente qualche mese più tardi.

Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League, reperibili presso le Consulenti o scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.