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Processi infiammatori e depressione nelle puerpere PDF Stampa E-mail

Nuove ricerche dalla psiconeuroimmunologia

di Katleen Kendall-Tackett, Professore associato in psicologia al Family research Laboratory, University of New Hampshire; IBCLC; membro della American Psychological Association

da: Medication and More Newsletter 2007;20:1-2

kkt.jpgLe ricerche sulla depressione post-partum hanno avuto recentemente uno svi­luppo interessante. Negli ultimi dieci anni, le ricerche nel campo della psiconeuroimmu­nologia (PNI) hanno scoperto che l’infiammazione sistemica gioca un ruolo chiave nell’eziologia della depressione. Inizialmente, quando l’infiammazione era considerata un fattore di rischio per la depres­sione, è stata generalmente vista semplicemente come uno fra i tanti.

Ricerche più recenti, d’altronde, hanno riscontrato come lo stress aumenti la risposta in­fiammatoria, e come le infiamma­zioni siano il meccanismo prefe­renziale attraverso cui lo stress conduce alla depressione.

 

Questi recenti studi costitui­scono un importante passaggio paradigmatico: l’infiammazione non è semplicemente un fattore di rischio, bensì il fattore di rischio che sottende tutti gli altri. In questi studi soli­tamente l’infiammazione viene misurata at­traverso i livelli sierici delle citochine pro-infiammatorie, le molecole messaggere del sistema immu­nitario: interleuchina-1β (IL-1β), interleuchina-6 (IL-6), e fattore di necrosi tu­morale α (TNF-α).

 

C’è un certo numero di possibili spiega­zioni per cui uno stato infiammatorio potrebbe aumentare il rischio di depressione. Per prima cosa quando i livelli di infiammazione sono alti, le persone provano i consueti sin­tomi come fatica, sopore e scarso interesse sociale.

 

In secondo luogo, le infiammazioni au­mentano il livello di cortisolo – un ormone dello stress che è spesso elevato nelle per­sone depresse. Infine, le infiammazioni con­tribuiscono a far diminuire un trasmettitore della serotonina abbassando il livello del suo precursore, il triptofano. Le donne in gravi­danza e nel post-parto sono particolarmente esposte a questi effetti, perché il loro livello di infiammazione normalmente aumenta du­rante l’ultimo trimestre della gravidanza – un periodo in cui c’è anche un alto rischio di de­pressione.

 

L’infiammazione gioca un ruolo fonda­mentale nelle donne incinte, tra cui la disten­sione della cervice uterina e la protezione dalle infezioni dopo il parto. Però quei fattori che da un lato le proteggono dall’altro au­mentano i rischi. Inoltre nelle neo-madri le comuni cause di stress, come i disturbi del sonno, il dolore e i traumi psicologici, possono au­mentare la risposta infiammatoria.

 

Questi risultati suggeriscono che diminuire lo stress e le in­fiammazioni può ridurre il rischio di depressione. Allattare attenua indubbiamente la risposta allo stress, per cui protegge lo stato dell’umore materno. È anche vero, però, che questo si verifica solo quando l’allattamento va bene. I problemi di allattamento, come ad esempio il dolore, au­mentano il ri­schio di depressione. C’è da ag­giungere che fra le terapie per la depressione di compro­vata efficacia ve ne sono molte che hanno anche effetti anti-infiammatori. Fra queste, gli antidepressivi come l’SSRI e l’erba di San Giovanni, e gli acidi grassi a catena lunga Omega 3(EPA e DHA).

 

Numerosi studi epidemiologici a largo raggio hanno riscontrato che le popolazioni che assumono abitualmente un grande quan­titativo di EPA e DHA hanno livelli più bassi di depressione ed altri disturbi dell’umore. L’EPA, in particolare, blocca l’azione delle citochine pro-infiammatorie ed è stato usato con successo per curare la depressione e il disturbo bipolare (spesso aumentando l’efficacia di una terapia pre-esistente).

 

In sintesi, le ricerche più recenti hanno individuato l’infiammazione come un fattore chiave nella depressione, e lo stress fisico e psichico come fattore scatenante della rispo­sta infiammatoria. Due approcci possono prevenire la depressione o ridurne la gravità: diminuire lo stress della madre e ridurre lo stato infiammatorio. È stato riscontrato che l’allattamento, quando procede bene, è un fattore di diminuzione dello stress e della de­pressione materna. Indirizzare le madri in dif­ficoltà a specialisti della lattazione non solo può aiutarle a risolvere i problemi di allatta­mento, ma può anche proteggere la loro sa­lute mentale. Un uso fattivo di terapie anti-in­fiammatorie inoltre può aumentare la resi­stenza delle madri ai fattori di stress della nuova maternità e prevenire i conseguenti episodi di depressione.

 

 

 

Per saperne di più su questo argomento, vedere

 

Kendall-Tackett KA. A new paradigm for depression in new mothers: the central role of inflammation and how breastfeeding and anti-inflammatory treatments protect maternal mental health. Int Breastfeed J 2007;2:6. www.InternationalBreastfeedingJournal.com.

da: L’allattamento moderno n. 86, 2007, p. 11-12.

 
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