Allattamento e Vaccinazione Covid-19

Nel corso di questi anni di Pandemia abbiamo ricevuto tantissime richieste di informazioni sulla compatibilità del vaccino anti-Covid in allattamento; noi Consulenti de La Leche League teniamo a precisare che la domanda sulla compatibilità di un vaccino è un argomento di carattere medico e che quindi noi, non essendo medici, possiamo semplicemente offrire il nostro sostegno alle mamme e alle famiglie fornendo informazioni corrette ed aggiornate, che permettano loro di prendere decisioni e confrontarsi con gli operatori della salute per valutare rischi e benefici di ogni scelta in base alle specifiche situazioni.

 

La Leche League International ha pubblicato un articolo sulla situazione attuale:

https://www.llli.org/breastfeeding-info/vaccines/

 

 Qui di seguito riportiamo alcune fonti da consultare che si sono espresse sulla compatibilità del vaccino Anti-Covid19 durante l'allattamento. 

Il documento del Ministero della salute "Indicazioni ad interim su Vaccinazione contro il COVID-19 in gravidanza e allattamento (Aggiornamento del 22 settembre 2021) a cura dell'Italian Obstetric Surveillance System (ItOSS) Istituto Superiore di Sanità" sostiene che "Nonostante le donne in allattamento non siano state incluse nei trial di valutazione dei vaccini contro la COVID-19, l'efficacia della vaccinazione è ritenuta analoga a quella rilevata tra delle donne non in gravidanza. I vaccini COVID-19 attualmente autorizzati sono tutti vaccini non vivi e vi è unanime consenso che non esista plausibilità biologica a sostegno di un possibile danno al neonato nutrito dal latte di madre vaccinata. Grazie alla dimostrazione della presenza di anticorpi anti SARS-CoV-2 nel latte di donne vaccinate, è ipotizzabile che il lattante possa acquisire una protezione aggiuntiva contro l'infezione da SARS-CoV-228-30, anche se non è ancora noto il grado di protezione che questi anticorpi possono offrire al neonato." 

 

È possibile consultare anche i portali E-lactancia e Infant Risk Center (siti internazionali che si occupano della compatibilità dei farmaci in allattamento), le dichiarazioni dell' ACOG (American College of Obstetricians and Gynecologists), dell' ABM (Academy of Breastfeeding Medicine) e le indicazioni dell'OMS.

Continuare ad allattare i propri figli durante il Coronavirus (2019-nCov; COVID-19) e altre infezioni respiratorie

Continuare ad allattare i propri figli durante il Coronavirus (2019-nCov; COVID-19) e altre infezioni respiratorie

 

La Leche League International incoraggia tutte le famiglie a riconoscere l’importanza dell’allattamento nel fornire protezione immunologica ai bambini allattati.
Chiunque ritenga di avere contratto il COVID-19 (anche noto come nuovo coronavirus; 2019-nCoV; SARS-CoV-2) è incoraggiato a seguire buone pratiche di igiene, come lavarsi minuziosamente le mani e indossare mascherine protettive per prevenire la diffusione del virus.
Se una mamma si ammala così gravemente da aver bisogno del ricovero ospedaliero, al suo bambino dovrebbe essere consentito se possibile continuare a essere allattato, tenendo presente le possibili conseguenze della separazione o dell'interruzione dell’allattamento.

In circostanze estreme, se viene ritenuta necessaria l’interruzione dell'allattamento, si incoraggia la spremitura manuale o l’estrazione del latte con il tiralatte. In questi casi, il latte tirato, che contiene molteplici fattori immunitari, può essere offerto al bambino per aiutarlo a prevenire di contrarre l’infezione o per aiutarlo a ridurne la gravità e la durata se si dovesse ammalare.

Per ulteriori informazioni trovate qui un comunicato stampa: https://www.llli.org/coronavirus/

#WorldHealthOrganization #COVID19 #Coronavirus #NovelCoronavirus #2019nCoV #RespiratoryInfection

 

Considerando i benefici dell’allattamento e il ruolo trascurabile del latte materno nella trasmissione di altri virus respiratori, la madre può continuare ad allattare, attuando tutte le precauzioni necessarie.”
UNICEF Coronavirus disease (COVID-19): What parents should know, February 2020.
https://www.unicef.org/stories/novel-coronavirus-outbreak-what-parents-should-know

 

 Approfondimenti

Centers for Disease Control and Prevention (CDC; 28 January 2020). About 2019 Novel Coronavirus (2019 – nCoV). Accessed 29 January 2020 and 12 February 2020 from https://www.cdc.gov/coronavirus/2019-ncov/about/index.html
Centers for Disease Control and Prevention (CDC; 17 February 2020). Frequently Asked Questions and Answers: Coronavirus Disease 2019 (COVID-19) and Pregnancy. Accessed 18 February 2020 from https://www.cdc.gov/coronavirus/2019-ncov/specific-groups/pregnancy-faq.html
Centers for Disease Control and Prevention (CDC; 15 February 2020). Coronavirus Disease 2019 (COVID-19): Frequently Asked Questions and Answers. Accessed 19 February 2020 from https://www.cdc.gov/coronavirus/2019-ncov/faq.html
Chen H, Guo J, Wang C, et al. Clinical characteristics and intrauterine vertical transmission potential of COVID-19 infection in nine pregnant women: a retrospective review of medical records. Lancet 2020; published online Feb 12 2020 at https://doi.org/10.1016/S0140-6736(20)30360-3
China National Health Commission. Transcript of Press Conference on Feb 7, 2020 in Chinese. Available at
http://www.nhc.gov.cn/xcs/s3574/202002/5bc099fc9144445297e8776838e57ddc.shtml
Lam, C.M., Wong, S.F., Leung, T.N., Chow, K.M., Yu, W.C., Wong, T.Y., Lai, S.T. and Ho, L.C. (2004), A case‐controlled study comparing clinical course and outcomes of pregnant and non‐pregnant women with severe acute respiratory syndrome. BJOG: An International Journal of Obstetrics & Gynaecology, 111: 771-774.
Scientific American (12 February 2020). Disease Caused by the Novel Coronavirus Officially Has a Name: COVID-19. Accessed 12 February 2020 from https://www.scientificamerican.com/article/disease-caused-by-the-novel-coronavirus-officially-has-a-name-covid-19/
Shek CC, Ng PC, Fung GP, et al. Infants born to mothers with severe acute respiratory syndrome. Pediatrics 2003; 112: e254.

Ė possibile allattare dopo un tumore al seno? 

Ė possibile allattare dopo un tumore al seno? 

Le biopsie e la rimozione dei tumori toccano la ghiandola mammaria. Il problema principale che potrebbe presentarsi è l’isolamento di una parte della ghiandola mammaria che non riesce più a drenare efficacemente. In questo caso, noterai una stasi di latte localizzata, che potrà risolversi col tempo, così come potrà causare uno stato infiammatorio doloroso cronico. In quest’ultimo caso dovrai interrompere l’allattamento da quel seno, ma questo non significa non poter più allattare: se lo vorrai, potrai infatti continuare ad allattare dall’altro. 

Una mamma che aveva subito una biopsia ha raccontato che allattava il suo bambino senza particolari problemi, ma sentiva dolore quando si tirava il latte. 

Se sei stata operata per la rimozione di un tumore o per una biopsia, la cosa più semplice è iniziare ad allattare e vedere come va.

Bisogna tenere sempre a mente che questo tipo di chirurgia coinvolge un solo seno, lasciando l’altro integro e quindi perfettamente funzionante. Questo vale anche nel caso in cui tu abbia subito una mastectomia a seguito di un tumore o di un incidente. 

 

Ė sicuro allattare dopo un tumore al seno? 

Molte mamme raccontano di aver allattato dopo un intervento chirurgico e terapia radiante per cancro al seno. Alcune hanno prodotto poco latte dal seno trattato ed è capitato che il bambino rifiutasse di poppare a quel seno, mentre altre (coloro per le quali la dose di radiazioni è stata più bassa), hanno avuto una produzione pressoché normale dal seno trattato.  

Se hai avuto un tumore al seno, forse ti stai chiedendo se allattare sia una scelta sicura per il tuo bambino.

Gli studi evidenziano che non c’è alcun rischio. Tuttavia, sarà necessario tenere monitorata con particolare attenzione la crescita del tuo bambino. La produzione di latte potrebbe essere sufficiente durante le prime settimane e non esserlo in seguito quando le richieste del bambino aumentano. 

Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando il n. 8 de “La Gazzetta della Prolattina” nel sito www.lagazzettadellaprolattina.it.

Aggiornamento su HIV-AIDS e allattamento

di Pamela Morrison, IBCLC, West Sussex, (Inghilterra), aprile 2019

 

Sebbene già nel 1985 si fosse scoperto che il virus può passare da madri a bambini durante l’allattamento, il consiglio generale offerto a livello internazionale dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) fu che l’allattamento dovesse continuare, poiché il rischio di morte in seguito al passaggio del virus dal latte materno era inferiore al rischio subito dai bambini se l’allattamento veniva interrotto1. Questa raccomandazione è stata modificata nel 1997 per suggerire che quando la formula poteva essere disponibile, sostenibile economicamente, possibile e sicura, allora il rischio per i bambini era inferiore se l’allattamento materno veniva interrotto2.

Nel 2010 OMS e UNICEF hanno emesso nuove raccomandazioni sull’allattamento in presenza di HIV, che sono state viste come “rivoluzionarie”3. Tutte le madri positive all’HIV (HIV+) dovrebbero ricevere il proprio trattamento antiretrovirale (ART) sin dalla diagnosi, in qualsiasi momento essa si verifichi, e tale trattamento dovrebbe continuare per tutta la vita, rendendo possibile alle madri di proteggere la propria vita e di vivere una vita normale. Alla base delle nuove linee guida del 2010 c’era una ricerca che dimostrava che quando le madri ricevono il trattamento ART, la carica virale nel loro sangue poteva ridursi fino a diventare non rintracciabile. Questo significa che il rischio di trasmissione dell’HIV durante un parto vaginale può ridursi fino a <1%. E, dato molto importante, con il trattamento materno ART e sei mesi di allattamento esclusivo (il bambino non deve ricevere né cibo né liquidi eccetto il latte materno, nemmeno l’acqua) il rischio di trasmissione post partum del virus si può ridurre virtualmente a zero. Questa raccomandazione è in linea con quelle mondiali sull’allattamento al di fuori del contesto dell’HIV.

Dopo i sei mesi di vita, era previsto che l’allattamento continuasse - con introduzione di cibi solidi - fino a 12 mesi.

Nel 2016, l’OMS ha esteso la durata raccomandata dell’allattamento in caso di madri HIV+ fino a 24 mesi4.

Nonostante queste linee guida, accade spesso che una diagnosi di HIV precluda l’allattamento. È opportuno sapere infatti che nell’era dei trattamenti antiretrovirali, i timori di trasmissione del virus attraverso l’allattamento sono spesso esagerati, mentre viene spesso al contrario sottostimato il rischio che comporta la nutrizione con formula.

La British HIV Association (BHIVA) ha emesso linee guida su HIV e allattamento nel 2011, dichiarando che - sebbene il consiglio generale fosse la formula - se madri HIV+ sceglievano di allattare, avrebbero dovuto essere sostenute nel farlo. Queste linee guida sono state riviste nel 2014 e nel 2017, e alla fine del 2018, dopo una consultazione durata più di un anno, la British HIV Association ha emesso due documenti contenenti nuove linee guida5,6. La BHIVA è stata molto chiara nel suo ultimo aggiornamento: anche se l’introduzione della formula è la prassi generale, è possibile che nel Regno Unito madri con l’HIV possano voler allattare e - se lo vogliono - allora ci sono dettagliate raccomandazioni su come supportarle.

Nel 2013 l’American Academy of Pediatrics ha emesso delle raccomandazioni che indicavano come alle madri HIV+ che volevano allattare dovesse essere dato sostegno adeguato7. Sebbene la formula fosse descritta come la scelta iniziale, più avanti nel documento venivano indicate specifiche strategie per sostenere e informare le madri e i loro bambini.

Le attuali raccomandazioni dall’US Centers for Disease Control and Prevention (CDC) dicono:

“Negli Stati Uniti, per prevenire la trasmissione dell’HIV, le madri affette da HIV non dovrebbero allattare i loro neonati. Il miglior modo per prevenire la trasmissione dell’HIV a un neonato tramite il latte materno è non allattare. Negli Stati Uniti, dove le donne hanno accesso ad acqua pulita e alternative alimentari economicamente sostenibili (la formula), CDC e la American Academy of Pediatrics raccomandano che le madri affette da HIV evitino del tutto di allattare, a prescindere che siano trattate con ART e dal carico virale materno. Gli operatori sanitari dovrebbero essere a conoscenza del fatto che alcune madri con HIV possono subire una pressione sociale o culturale per allattare. Queste madri potrebbero avere bisogno di ricevere una guida su come alimentare i proprio bambini e/o del sostegno emotivo”8.

Per chi voglia approfondire il tema dell’allattamento nel contesto dell’HIV, nel luglio 2018 la World Alliance for Breastfeeding Action (WABA), ha pubblicato un aggiornamento del loro HIV Kit, emesso originariamente nel 2012, con ricche informazioni su ogni aspetto9.

Agli inizi di dicembre 2018, il progetto Thousand Days (Mille Giorni) ha pubblicato un articolo specificando “le cinque cose che bisogna sapere su allattamento e HIV”10.

Da ultimo, ricordando che stiamo parlando di una situazione attuale in continuo aggiornamento, nel 2018 anche il Global Breastfeeding Collective ha pubblicato una nuova “call to action” (chiamata in azione) su HIV e allattamento11. Guidato da UNICEF e OMS, il Global Breastfeeding Collective ha invitato più di 20 importanti agenzie internazionali di donatori, policy maker, agenzia filantropiche e gruppi della società civile ad aumentare gli investimenti per l’allattamento in tutto il mondo. L’obiettivo del Global Brestfeeding Collective è un mondo in cui tutte le madri abbiano il sostegno tecnico, finanziario, emotivo e legislativo di cui necessitano per allattare.

Il Global Breastfeeding Collective HIV e il Breastfeeding Advocacy Brief hanno pubblicato messaggi e dati molto chiari, che possono essere usati quando si condividono informazioni con i genitori e con i loro operatori sanitari:

“Le madri HIV+ possono allattare senza conseguenze negative per la loro salute o per la salute dei loro bambini. Quando queste madri assumono farmaci antiretrovirali senza interruzione durante il periodo dell’allattamento, il rischio di trasmettere l’HIV ai loro bambini è estremamente basso”.

“Le linee guida aggiornate di OMS e UNICEF del 2016 sull’alimentazione dei neonati e l’HIV affermano che la terapia antiretrovirale (ART) è efficace per ridurre drasticamente la trasmissione del virus durante gravidanza e allattamento. Si raccomanda fortemente che donne con l’HIV, incinte e che allattano, partecipino a programmi di cura e inizino la terapia ART per proteggere la propria salute e ridurre il rischio di trasmissione dell’HIV ai loro bambini”.

“In situazioni in cui l’allattamento con terapia ART è consigliato, le linee guida OMS/UNICEF per una buona riuscita dell’allattamento sono le stesse di quelle applicabili a tutte le madri e a tutti i bambini: iniziare l’allattamento nella prima ora dopo la nascita, allattamento esclusivo per sei mesi e proseguimento per 2 anni e anche oltre”.

Che cosa significa questo per le Consulenti de La Leche League? Le Consulenti che aiutano le mamme a proposito di HIV e allattamento, possono riferire loro le più aggiornate raccomandazioni per il Paese in cui vivono. Dal canto loro, le madri dovrebbero cercare aiuto, sostegno e consigli da esperti di HIV, medici, ostetriche e pediatri.

Alla luce dei nuovi dati, non sono più consigliate misure di protezione per i bambini. Per ridurre la carica virale fino a un livello non registrabile, e quindi rendere intrasmissibile l’infezione al bambino, una donna con HIV ha bisogno di ricevere una terapia antiretrovirale completa per circa tre mesi prima del parto, e deve assumere i farmaci senza interruzioni. Nel caso in cui allatti, dovrebbe cercare aiuto per allattare in maniera esclusiva il proprio bambino per i primi sei mesi di vita, con frequenti controlli e trattamenti immediati in caso di problemi all’allattamento o al seno, e dovrebbe svezzare gradualmente quando è pronta. Il suo bambino dovrebbe ricevere quattro o sei settimane di profilassi antiretrovirale dopo la nascita, e frequenti monitoraggi del suo stato riguardo al virus HIV, per esempio, come minimo, alla nascita, a quattro settimane di età e tre mesi dopo lo svezzamento.

È un grande privilegio aiutare una madre a raggiungere i suoi obiettivi di allattamento, e questo è tanto più vero quando si lavora con una mamma affetta da HIV. Grazie alle attuali linee guida nazionali e internazionali, l’HIV non è più una controindicazione automatica all’allattamento, ma c’è ancora parecchio lavoro da fare per diffondere le raccomandazioni aggiornate.

 

 

Nel 1990 Pamela Morrison è diventata la prima International Board Certified Lactation Consultant (IBCLC) in Zimbabwe, dove più del 30% delle donne incinte è HIV+. Pamela scrive e parla di allattamento e HIV-AIDS sin dal 1995. È stata anche membro dello "Zimbabwe National Multi-sectoral Breastfeeding Committee", si è occupata di Baby Friendly Hospital Initiative e ha lavorato allo sviluppo del World Health Organisation (WHO) Code legislation and HIV and Breastfeeding policy nazionale. È emigrata in Australia nel 2003, in Inghilterra nel 2005 e ha lavorato per la WABA per molti anni. È autrice del “2012 WABA HIV and Breastfeeding Kit” e co-autrice dell’aggiornamento del 2018.

 

Questo articolo è stato originariamente pubblicato sul sito web di LLLI https://www.llli.org/update-on-hiv-and-breastfeeding-public/ 

 

Bibliografia

1 World Health Organization, Special Programme on AIDS statement, Breast-feeding/Breast milk and Human Immunodeficiency Virus (HIV) WHO/SPA/INF/87.8. http://apps.who.int/iris/bitstream/handle/10665/60788/WHO_SPA_INF_87.8.pdf (controllato il 24 novembre 2018)

2 UNAIDS UNICEF WHO Policy Statement on HIV and Infant Feeding, Geneva 1997 (reproduced in Breastfeeding Review, 1999) https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10453706

3 WHO 2010. Guidelines on HIV and Infant Feeding. 2010. Principles and recommendations for infant feeding in the context of HIV and a summary of evidence. 1.Breast feeding 2.Infant nutrition 3.HIV infections – in infancy and childhood. 4.HIV infections – transmission. 5.Disease transmission, Vertical – prevention and control. 6.Infant formula. 7.Guidelines. I.World Health Organization. ISBN 978 92 4 159953 5.

http://whqlibdoc.who.int/publications/2010/9789241599535_eng.pdf

4 WHO-UNICEF 2016, Guideline: Updates on HIV and Infant Feeding, http://apps.who.int/iris/bitstream/10665/246260/1/9789241549707-eng.pdf

5 - BHIVA 2018, British HIV Association guidelines for the management of HIV in pregnancy and postpartum 2018 (vedere pag 84 nella Sezione “infant feeding”) https://www.bhiva.org/file/5bfd30be95deb/BHIVA-guidelines-for-the-management-of-HIV-in-pregnancy.pdf

6 BHIVA 2018, General information on infant feeding for women living with HIV https://www.bhiva.org/file/5bfd308d5e189/BF-Leaflet-2.pdf

7 American Academy of Pediatrics, Committee on Pediatric AIDS, Infant feeding and transmission of HIV in the United States, COMMITTEE ON PEDIATRIC AIDS, Pediatrics 2013; 131:2 391-396; January 28, 2013, doi:10.1542/peds.2012-3543, Available at http://pediatrics.aappublications.org/content/131/2/391

8 CDC, HIV and breastfeeding, https://www.cdc.gov/breastfeeding/breastfeeding-special-circumstances/maternal-or-infant-illnesses/hiv.html

9 WABA, Understanding International Policy on HIV and Breastfeeding: A Comprehensive Resource, Second edition, published 14 July 2018, http://waba.org.my/understanding-international-policy-on-hiv-and-breastfeeding-a-comprehensive-resource/ and at www.hivbreastfeeding.org

10 Thousand Days, 5 things you need to know about breastfeeding and HIV, December 2018 https://thousanddays.org/5-things-you-need-to-know-about-breastfeeding-and-hiv/ (controllato il 4 dicembre 2018)

11 Global Breastfeeding Collective, ADVOCACY BRIEF, Breastfeeding and HIV

https://www.unicef.org/nutrition/files/Global_Breastfeeding_Collective_Advocacy_Brief_Breastfeeding_and_HIV.pdf (controllato il 4 dicembre 2018).

 

Dove posso trovare informazioni sulla compatibilità dei farmaci con l’allattamento?

In assenza di studi che dimostrino al di là di ogni dubbio che un certo medicinale è sicuro per la madre che allatta, la ditta farmaceutica consiglierà di non usarlo durante l’allattamento, anche quando le informazioni sul farmaco suggeriscono che ci siano pochi motivi per preoccuparsi.

La Leche League ha raccolto le informazioni a carattere medico nei due volumi de “L’Allattamento al seno: il libro delle risposte” volumi 1 e 2 (purtroppo esaurito ma in possesso di molte Consulenti). La Leche League ha accesso ad altre fonti informative su farmaci e latte materno, con documentazioni che possono essere fornite al medico, fra cui il fondamentale Medications and Mother’s milk del dott. Thomas Hale. Anche la consultazione degli specialisti tossicologi dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo (numero verde 800 88 33 00) può essere di grande aiuto.

Esistono alcuni siti in lingua spagnola e inglese dedicati a queste problematiche, www.e-lactancia.org, realizzato dal reparto di pediatria dell’ospedale di Denia, Alicante, in Spagna e toxnet.nlm.nih.gov. Chi parla francese può consultare il sito de ”Le CRAT” www.lecrat.fr.

Nel nostro sito, qui, abbiamo pubblicato le schede sulla compatibilità dei farmaci antiinfiammatori, redatte dal Centro Antiveleni del Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

 

Le riviste mediche pubblicano continuamente nuove informazioni su come i farmaci passino (o non passino) nel latte. In quest’epoca di internet e motori di ricerca, chiedere al medico di cercare qualche informazione in più su un farmaco non è poi chiedere molto. Reperire informazioni aggiuntive permette alla mamma di continuare ad allattare serenamente, o di sapere con precisione che, nella sua particolare situazione medica, l’interruzione dell’allattamento è veramente necessaria.

Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.