• Che tipo di massaggio e trattamento posso effettuare sul seno ingorgato e/o con mastite?

    È importante sapere che durante un ingorgo o una mastite ciò che rende duro il seno non è solo latte, ma anche molto liquido prodotto dall’infiammazione data dal latte che è rimasto lì troppo tempo, col risultato che oltre alle zone piene di latte in quel momento, ci saranno anche zone edematose, gonfie come una caviglia che ha preso una botta, e queste parti di liquidi comprimono i dotti da cui dovrebbe passare il latte e fuoriuscire.

    In questa situazione per drenare il seno ci sono alcune strategie che si possono attuare per diminuire questa infiammazione: applicare il freddo tra le poppate (vedi anche Cosa posso fare *ANCORA*, se il mio seno presenta un dotto ostruito, un ingorgo o una mastite?), effettuare massaggi circolari, come se tenessi in mano un sacchetto di biglie, “impastamenti” dolci per quanto possibile senza che sia fastidioso.

    Poi, subito prima/durante la poppata, se ti fa piacere, procurati un po’ di calore magari umido (applicando un pannolino imbevuto di acqua calda o la borsa dell’acqua calda...) perché questo può aiutare i dotti a dilatarsi, dandoti una sensazione di relax che aiuta a “lasciarsi andare”, prestando attenzione però a non mantenere il calore per più di 5 minuti. Anche massaggiarti nella direzione del capezzolo può essere utile, adesso, perché si aiuta il latte a farsi strada tra tutto quel gonfiore.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Cosa può avere provocato un dotto ostruito, un ingorgo o una mastite?

    Il più delle volte la causa è riconducibile a poppate troppo distanziate o troppo brevi, a intervalli di tempo lunghi tra una poppata e l’altra, e quindi a una rimozione del latte inadeguata rispetto alla velocità con cui viene prodotto. Questo può avvenire ad esempio all’inizio dell’allattamento, dopo la montata lattea, quando il seno deve ancora calibrare la produzione di latte sui bisogni effettivi del bambino o quando vi siano interferenze che impediscono al bambino di attaccarsi spesso al seno (ad esempio somministrazione di aggiunte, uso del succhiotto, allattamento a orari anziché a richiesta), o anche quando il bambino comincia a integrare le poppate di latte con altri tipi di alimenti o inizia a dormire più ore di fila la notte allungando i tempi tra una poppata e l’altra.

    Altre cause possono essere una posizione scorretta del bambino al seno, l’uso di reggiseni o altri indumenti troppo stretti, una compressione continua sullo stesso punto del seno con le dita, ad esempio mettendo le dita a “forbice” per sostenere il seno, o le spalline del marsupio/fascia portabebé o della tracolla della borsa. Anche la presenza di ragadi non curate può portare a infezioni e quindi a mastiti. In alcuni casi un’alimentazione non bilanciata, con eccessiva assunzione di grassi saturi, e troppo stress e attività stancanti possono portare ad avere dotti ostruiti, ingorghi o mastiti.

    La miglior cosa da fare, al comparire dei primi sintomi, è quella di sdraiarti a letto insieme al tuo bambino e riposare, lasciando libero accesso al seno al tuo piccolo, di modo che si attacchi di frequente e lo dreni bene.
    In tutti questi casi non è mai necessario sospendere l’allattamento, anzi l’attacco frequente del bambino ti aiuterà a risolvere in modo più celere il problema e a far passare il dolore. Nel caso tu debba assumere dei farmaci è possibile verificare che siano compatibili con l’allattamento.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Ho un dotto ostruito, un ingorgo o una mastite: che cosa posso fare *ANCORA*?

    Dopo le principali cose da fare può essere utile una o più di queste azioni:

    • massaggia “a pressione” sul seno (non strofinare la cute ma premi con il palmo delle mani il seno verso il torace e in direzione dei linfonodi sotto l’ascella per drenare l’edema), e successivamente massaggia delicatamente procedendo a spirale dall’attaccatura verso il capezzolo, in modo da facilitare la fuoriuscita di latte. Vedi Che tipo di massaggio e trattamento posso effettuare sul seno ingorgato e/o con mastite?
    • Prima di attaccare il bambino al seno: ammorbidisci l’areola affinché il bambino possa attaccarsi correttamente. Puoi esercitare una pressione con i polpastrelli delle dita posti a raggiera intorno al capezzolo, tenendo premuto per almeno 2 minuti e riposizionando le dita eventualmente per altri due minuti nelle zone ancora tese (vedi Come si effettua la pressione inversa?)
    • Fai frequenti impacchi freddi della durata di una ventina di minuti nell’intervallo tra una poppata e l’altra per ridurre il gonfiore e l’infiammazione. Per gli impacchi freddi è possibile utilizzare i gel pack che si mettono in congelatore, oppure una busta di piselli congelati (prestando attenzione a posizionare un panno tra la busta e la pelle) ma anche un asciugamano bagnato d’acqua fredda o un pannolino inumidito, da far raffreddare più volte in frigorifero possono andar bene. Un’altra alternativa che molte mamme hanno trovato utile è l’applicazione di foglie di cavolo cappuccio (o verza) fredde che danno sollievo alla parte infiammata. Dopo aver lavato le foglie, tolto la nervatura centrale e averle spianate con il matterello, vanno applicate al seno fredde facendo attenzione che il capezzolo resti libero per non rischiare che abbia poi un sapore amaro per il bambino (le foglie possono essere conservate in frigorifero in attesa di essere usate). Dovranno essere sostituite appena avvizzite.
    • Controlla che l’attacco del bambino al seno sia comodo e che la suzione sia efficace (vedi il Video che aiuta a capire meglio come attaccare il bambino al seno).
    • Prova ad attaccare il bambino al seno in posizioni diverse da quella usata di solito come la posizione a “pallone da rugby” con il corpo del bambino di fianco a te, appoggiato sul tuo avambraccio mentre gli sostieni la testina con il palmo della mano e i piedi e le gambine rivolte all’insù, oppure la posizione “della lupa”, con il bambino appoggiato a pancia in su sul letto e la mamma che lo allatta facendogli arrivare il seno dall’alto (vedi faq posizioni in revisione);
    • Poni attenzione al fatto che non ci sia nulla che possa stringere o fare pressione sul seno o su una parte di esso, come ad esempio reggiseni troppo stretti, fasce/marsupi porta bebé o borse con la tracolla indossate in modo tale da schiacciare il seno, posizioni in cui stai sdraiata o altro. Se stai usando le conchiglie raccogli-latte o dei proteggi-capezzoli, verifica che non premano sul seno, potrebbero essere la causa dell’ingorgo.
    • Verifica che sul capezzolo non sia presente un puntino bianco o una pellicina che ostruisce un dotto. In tal caso, puoi provare a sfregare il capezzolo con un asciugamano bagnato per cercare di togliere l’ostruzione. Se non funziona, puoi provare ad applicare un batuffolo di cotone imbevuto di olio d’oliva e lasciarlo appoggiato al capezzolo per più tempo possibile, e poi provare a spremere il seno o attaccare il bambino. In alternativa è possibile applicare una compressa imbevuta di aceto sul capezzolo (presta attenzione di appoggiare l’impacco solo sulla punta del capezzolo, non sull’areola!), mantenendo l’impacco per non più di 10 minuti (e poi sciacquando con acqua) oppure ancora immergere il capezzolo in una tazza con acqua e sale (2 cucchiaini di sale sciolti in una tazza di acqua) per qualche minuto 4 volte al giorno.
      Facendo tutto questo il problema dovrebbe risolversi nell’arco di 24-48 ore. Nel frattempo, in caso di febbre e dolore consulta il medico per farti prescrivere un antinfiammatorio. E se la situazione al termine di questo arco di tempo non fosse decisamente migliorata, sarà opportuno valutare anche la terapia antibiotica, ovviamente sempre sotto stretto controllo medico e con un antibiotico compatibile con l’allattamento.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Ho un dotto ostruito, un ingorgo o una mastite: che cosa posso fare?

    In tutti e tre i casi ci sono alcune accortezze che possono aiutarti a risolvere la situazione.

    Gli elementi principali da tener presente per trattare le varie situazioni sono i seguenti:

    • ridurre il gonfiore e l’infiammazione applicando degli impacchi freddi, eventualmente abbinandovi brevi applicazioni di calore (per non più di 5 minuti) prima o durante la poppata, ed effettuando un massaggio (vedi Che tipo di massaggio e trattamento posso effettuare sul seno ingorgato e/o con mastite?);
    • riposare molto: mettiti a riposo lasciando perdere il più possibile le altre incombenze e concentrandoti solo su di te e sul tuo bambino;
    • mantenere il seno ben drenato: allatta spesso il bambino per mantenere il seno ben drenato in maniera costante.

    Vedi anche Cosa posso fare *ANCORA*, se il mio seno presenta un dotto ostruito, un ingorgo o una mastite? e il Video sull’edema.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Ho una parte del seno dolorante, sensibile e un po’ gonfia. Di cosa si tratta?

    Potrebbe trattarsi di un dotto ostruito, di un ingorgo o, se l’infiammazione è più estesa, di una mastite.

    Se c’è un punto preciso del seno che è molto sensibile e avverti la presenza di un nodulo doloroso o, in qualche caso, un puntino bianco come di latte “condensato” sul capezzolo, potresti avere un dotto ostruito. In questo caso il latte non riesce a fluire liberamente fuori dal seno attraverso quel canale.

    Se invece avverti una zona più estesa del seno ingrossata, dolente, dura al tatto, potrebbe trattarsi di una congestione dei tessuti mammari, il cosiddetto “ingorgo”, che rende difficoltosa la fuoriuscita del latte.

    Se in aggiunta a quanto scritto qui sopra sull’ingorgo hai anche la febbre, una zona arrossata e sintomi influenzali, come senso di prostrazione, stanchezza, dolore alle ossa e magari anche nausea e vomito, allora la situazione potrebbe stare evolvendo in mastite.

    In questo caso leggi subito Cosa posso fare se il mio seno presenta un dotto ostruito, un ingorgo o una mastite?

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • In caso di ingorgo mammario posso utilizzare il metodo della bottiglia calda?

    Questa è una tecnica che potrebbe essere utilizzata per risolvere un ingorgo mammario, quando il seno è molto sensibile, il capezzolo è stirato e appiattito dalla tensione del seno, e la spremitura è molto difficile. Per utilizzare al meglio questa tecnica, è bene seguire le indicazioni passo dopo passo per non incorrere in spiacevoli scottature, possibilmente con l’aiuto di qualcuno. In alternativa si possono utilizzare il “massaggio a pressione” abbinato alla pressione dei polpastrelli a raggiera intorno al capezzolo (vedi Come si effettua la pressione inversa?)

    La Leche League Italia ha realizzato un Video per mostrare “il metodo della bottiglia”. Guardalo prima di provare.

    È necessaria la bottiglia giusta!

    • Di vetro, non di plastica;
    • Con capacità da 1 a 3 litri, ma non meno di 700 ml;
    • Con collo largo, affinché il capezzolo possa entrarci facilmente (ideale la bottiglia dove solitamente viene venduta la passata di pomodoro).

    Servono anche:

    • Una pentola d’acqua calda per riscaldare la bottiglia.
    • Acqua fredda per raffreddare il collo della bottiglia.
    • Un panno spesso per mantenere calda la bottiglia.

    Procedi in questo modo:

    • Versa un po’ d’acqua calda nella bottiglia per riscaldarla, poi svuotala e riempila quasi tutta con l’acqua bollente, ma non troppo in fretta per non rischiare di rompere il vetro.
    • Lascia l’acqua bollente nella bottiglia per qualche minuto, in modo che il vetro si riscaldi.
    • Avvolgi la bottiglia nel panno e versa di nuovo l’acqua nella pentola svuotando la bottiglia.
    • RAFFREDDA IL COLLO DELLA BOTTIGLIA CON ACQUA FREDDA, internamente ed esternamente (se non raffreddi il collo della bottiglia potresti ustionarti la pelle del capezzolo).
    • Appoggia il collo della bottiglia sul capezzolo, a stretto contatto con la pelle, così da ottenere una tenuta d’aria.
    • Mantieni la bottiglia ferma. Dopo qualche minuto si raffredderà ed effettuerà una delicata suzione che aspirerà il capezzolo nel collo della bottiglia.
    • Il calore stimola il riflesso dell’ossitocina ed il latte comincia a fluire ed a raccogliersi nella bottiglia. Mantieni la bottiglia ferma fino a quando il latte scorre.
    • Versa il latte, (non buttarlo via, mettilo in freezer!) e ripeti l’operazione, se è necessario, oppure fai la stessa cosa con l’altro seno.
    • Dopo qualche minuto il dolore acuto al seno dovrebbe cominciare a diminuire e la spremitura manuale oppure la suzione diventano possibili. È importante sapere che durante un ingorgo o una mastite ciò che rende duro il seno non è solo latte, ma anche molto liquido prodotto dall’infiammazione data dal latte che è rimasto lì troppo tempo, col risultato che oltre alle zone piene di latte in quel momento, ci saranno anche zone edematose, gonfie come una caviglia che ha preso una botta, e queste parti di liquidi comprimono i dotti da cui dovrebbe passare il latte e fuoriuscire.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Possono esserci altre cause per il dolore al seno?

    Altre cause di dolore al seno (non necessariamente durante la calata del latte) possono essere le seguenti:

    • uso improprio del tiralatte
    • reggiseno troppo stretto
    • lesione o intervento chirurgico al seno
    • dolori premestruali
    • seno fibrocistico

    Inoltre anche alcune donne con il seno molto grande provano dolori al seno mentre allattano.

    Il dolore al seno può anche essere causato dal fatto che il bambino stringe il capezzolo invece di succhiare: in questo caso approfondisci cliccando il tag "ragadi".

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Recuperare l’allattamento - Come una mamma ha deciso di tornare indietro

    Durante un incontro in diretta su FB una mamma ci ha raccontato un pezzetto della sua storia, ed è nata questa testimonianza, che pubblichamo con la certezza che questa testimonianza potrà aiutare tante altre mamme in difficoltà.

     

    Ho 28 anni e sono mamma di due bambine, una di 3 anni e l’altra di 3 mesi.

    Quando è nata la prima non sapevo praticamente nulla sull’allattamento e per 4 mesi ho dato il seno e poi sempre un’aggiunta, non sapevo a chi rivolgermi e in ospedale mi sono sentita totalmente abbandonata a me stessa.

    Quando sono rimasta incinta della seconda, la prima cosa che ho detto al mio compagno è stata “Succeda quel che succeda io desidero allattare, questa volta”, nonostante non avessi un bel ricordo della prima esperienza (tra ingorghi e febbricciole mi sentivo sempre tanto spossata).

    In questi 3 anni ho avuto modo di informarmi, ho visto amiche fare corsi e consulenze, captavo informazioni ovunque, mi sentivo invincibile e niente avrebbe potuto ostacolare il mio desidero di allattare.

    Ho partorito con un parto cesareo d’urgenza l’8 luglio 2020. Ho attaccato la bambina per la prima volta dopo 7 ore e mi sono alzata dopo 10, non lasciandola più se non per le visite di routine. L’ho tenuta attaccata a me di continuo e al terzo giorno di vita siamo tornate a casa che avevo già la montata (per sfatare il mito secondo il quale chi fa il cesareo non riesce ad allattare).

    Tutto procedeva bene, avevo qualche ragade e qualche piccolo ingorgo ma cercavo di risolverli tempestivamente.

    Fino al 24 luglio.

    La bimba nelle ore precedenti si era attaccata spessissimo, tant’è che la sera prima mi sentivo i seni praticamene sgonfi e il destro faceva male, mi lanciava degli spilli in alcuni punti, ma non sentivo ingorghi e mi sentivo tranquilla per questo.

    Mi sentivo però molto debole e spossata, molto più dei giorni precedenti.

    Ceno e mi metto poi a letto all’una, prendendo una Tachipirina per dormire meglio.

    Alle 4:30 mi sveglio con i brividi di freddo, battevo i denti: il seno destro era un marmo, quei due punti che mi “pulsavano” la sera prima erano diventati durissimi, bollenti, non potevo sfiorare il seno per il dolore. Misuro due volte la febbre che nel giro di 15 minuti passa da 37,5 a 39,8.

    Sto male ma continuo ad attaccare la bimba, che dormiva accanto a me. Alle 7 di mattina, già sfinita, decido di chiamare la guardia medica che mi prescrive subito l’antibiotico, una compressa ogni 8 ore. Il mio compagno decide di non andare a lavoro, eravamo totalmente soli e io come provavo ad alzarmi svenivo. Lui tiene la bambina e me la porta a letto non appena inizia a mostrare segnali di fame. Tutto il giorno così. Nel frattempo faccio impacchi, massaggio, spremo, provo col metodo della bottiglia. Insomma le provo tutte.

    Ma niente, il latte dal seno destro fatica ad uscire. Diventa rosso e molto molto teso e così ho capito che avevo una mastite in corso.

    Sotto consiglio del ginecologo chiamo in ospedale (anche perché la febbre non scendeva sotto i 39,5 nonostante la tachipirina) e mi viene risposto di andare per un controllo.

    Inizia il giro di chiamate per capire a chi lasciare le bambine.

    Allatto la mia piccolina l’ultima volta alle 20 del 24 luglio, e alle 21 sono in ospedale pronta per la consulenza.

    Dopo analisi, tac, rx e visite varie mi ricoverano con quadro settico; l’infettivologo mi chiede “Vuoi ancora allattare? Perché devo decidere che antibiotici somministrarti”, di getto rispondo di no.

    Chi me lo fa fare, mi sento morire, sto così male che devo chiedere aiuto anche per girarmi nel letto.

    Iniziamo la terapia, mi portano in reparto e mi somministrano la prima dose di Dostinex, (un farmaco a base di Cabergolina, inibitore della prolattina, ndr) tanto non volevo allattare più.

    Mi fasciano il seno strettissimo.

    Dopo diverse ore mi danno la seconda dose, ne mancano due (due compresse divise a metà).

    Passano le ore, i seni mi fanno male. La febbre inizia a scendere, anche se lentamente, mentre il quadro clinico rimane sempre serio.

     

    Rinsavisco.

    O meglio inizio a recuperare un po’ di lucidità. Io non volevo smettere di allattare, non me lo sarei perdonata.

    Mi tolgo la fasciatura e chiedo di poter andare a tirare il latte.

    Nel frattempo contatto una Consulente della Leche League (Manuela❤️) e chiedo consiglio anche ad altre mamme.

    Parlo con ostetrica e ginecologa e chiedo che venga sospesa la somministrazione del Dostinex, inoltre chiedo di chiamare il CAV (Centro Anti Veleni) per capire se quegli antibiotici fossero compatibili (erano belli pesanti) - CAV che mi da l’ok. Chiedo che la bimba venga ricoverata con me per attaccarla, ma acconsentono al suo ricovero solo dopo due giorni. Nel frattempo io avevo la sveglia ogni 2 ore. Mi alzavo con le poche forze che avevo e andavo a tirare il latte. Ne usciva meno ogni volta che andavo, e questa cosa mi scoraggiava moltissimo.

    Dopo tre giorni mi portano finalmente la bambina (il 27 luglio) ma piange. Piange quando l’attacco, strilla proprio, in reparto mi dicono che ha fame e iniziano a portarmi biberon di LA. Lascio cadere gocce di LA sul seno ogni volta che si stacca urlando per farla attaccare, ma dura poco, si stacca sempre più disperata.

    Il giorno dopo cedo totalmente all’artificiale, demoralizzata, depressa, sola e scoraggiata e così smetto di stimolare il seno.

    La bimba torna a casa perché vengo spostata in un altro reparto (agli infettivi) e non aveva senso tenerla lì se nemmeno l’attaccavo.

     

    Mi sentivo una fallita. Debole e senza forze, piangevo di continuo pensando al mio allattamento tanto desiderato ridotto in fumo.

    Torno a casa il 4 agosto con una sfilza di farmaci, firmando le dimissioni volontarie (le analisi andavano finalmente migliorando).

    A casa continuo con LA (ne prendeva anche 150 ml) ma niente, non mi do pace, mi manca il contatto con la mia bambina, nonostante la mettessi in fascia tenendola sempre sul mio cuore.

    L’8 agosto non resisto più, decido di darmi uno scossone per riprendermi e inizio a riattaccare la bambina, inizialmente per coccola.

    Il 10 agosto noleggio il tiralatte in farmacia e inizio a stimolare il seno (avevo deciso di allattare solo col sinistro, il destro mi aveva lasciato un trauma).

    Dal 10 agosto, quando la bimba doveva mangiare le davo l’artificiale con il DAS, per non abituarla al biberon e per stimolare il seno. Quando finiva me lo tiravo. E via così.

    Dico al mio compagno che mi do un mese di tempo per tornare all’allattamento esclusivo.

    Dopo una settimana inizio a stimolare anche il seno destro - cercando di superare il trauma - e allo stesso tempo inizio a diminuire le dosi di LA. Attacco la bimba e nel frattempo tiro l’altro seno, così tutti i giorni, ad ogni poppata. Non volevo nemmeno uscire di casa per non saltare i miei appuntamenti col tiralatte, tanto che ci tenevo.

    Io ci metto tutta me stessa e mia figlia mi aiuta.

    Il 30 agosto, dopo poco più di un mese da quella terribile esperienza, io e la mia cucciola torniamo finalmente all’allattamento esclusivo.

    Abbiamo superato ostacoli che sembravano insormontabili con costanza, pazienza, amore e forza di volontà. Abbiamo avuto contro tutti, mi dicevano che ero una pazza a voler ancora allattare dopo quello che avevo passato.

    Ma io lo volevo con tutto il cuore.

    E ce l’ho fatta. Ce l’abbiamo fatta.

    Senza le Consulenti e le mamme che ho conosciuto non so se ce l’avrei fatta, non finirò mai di ringraziarle per la forza, la fiducia e le informazioni che mi hanno trasmesso.

    Volere è potere!

    Grazie a voi Consulenti per lo splendido lavoro che fate, siete state il nostro faro quando tutto sembrava perso.

  • Sento male durante la “calata” del latte. Come mai? Come posso risolvere?

    Un riflesso di emissione doloroso può occasionalmente verificarsi mentre il tuo corpo si prepara a nutrire il tuo bambino. Le tecniche di rilassamento che hai sperimentato durante il travaglio ti potrebbero aiutare ad affrontare anche questo piccolo disagio.

    Durante la poppata è importante adottare delle posizioni corrette, senza sforzarti o chinarti sopra il tuo bambino mentre lo allatti. Schiena, braccia, gambe e gomiti devono essere ben sostenuti e i muscoli delle spalle e del collo devono essere rilassati.

    Potrai avvertire delle fitte acute all’interno del seno durante la calata del latte, dovute al fatto che i dotti galattofori stanno convogliando il latte verso il capezzolo. Queste fitte scompariranno mano a mano che il tuo organismo si “abitua” all’allattamento.

    Ci possono essere molte altre cause di calata dolorosa del latte che devono essere prese in considerazione:

    • Grande quantità di latte. Alcune donne scoprono di produrre una gran quantità di latte e/o di avere un riflesso di emissione molto forte. Se è il tuo caso, noterai che il bambino tossisce o sputa a causa della quantità del latte e dell’intensità della calata. Alcune madri trovano utile allattare solo ad un seno per volta, oppure, durante la tornata del latte, puoi aiutare il tuo bambino staccandolo dolcemente dal seno, spruzzando un po’ di latte in una salviettina e riattaccando il bambino al seno quando il flusso di latte rallenta. Con il passar del tempo, il bambino riuscirà meglio a controllare la produzione e la fuoriuscita del latte e questi disturbi tenderanno a scomparire.
    • Candida. Il riflesso di emissione del latte doloroso può anche essere causato da un’infezione da fungo (Candida, comunemente chiamata anche “mughetto”) che è penetrata nei dotti galattofori. Se sospetti di avere un’infezione micotica clicca il tag "candida o mughetto" per leggere le faq su questo argomento, inoltre puoi contattare una Consulente de La Leche League per avere maggiori informazioni e il tuo medico curante per ricevere una cura adeguata.
    • Ingorgo. Anche l’ingorgo può causare dolore al seno. Per ulteriori informazioni sull’ingorgo, clicca il tag "ingorgo" per leggere lepagine dedicate a questo tipo di dolore al seno.
    • Strappo muscolare o lesione durante il parto. Uno strappo o una lesione ai muscoli del torace – che sono gli stessi muscoli che sostengono il seno – può causare un dolore che sembra provenire dall’interno del seno stesso.
    • Infezione al seno o dotti ostruiti. Durante le prime settimane di allattamento è possibile che tu soffra di dotti ostruiti, o abbia contratto un’infezione al seno durante il soggiorno in ospedale. Per ulteriori informazioni clicca il tag "mastite" per leggere lepagine dedicate a questo tipo di dolore al seno.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League consultando le pubblicazioni de La Leche League.

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