• "Perché no?" La storia di Silvia

    Le definizioni inchiodano, annichiliscono.

    Preferisco il divenire, il continuo mutare, che si adatta e prende forma.

    Come l’acqua, fonte di vita.

    Come il latte, legame eterno che siplasma tra madre e figlio,

    che evolve nel loro cammino, che nutre ecompleta, senza imporsi.

    Se poco mi importa di descrivermi, posso raccontare cosa non sono.

    Né un'invasata, né una talebana della tetta.

    Nemmeno un giudice di chiagisce o pensa diversamente da me.

    LLL perché no danzaDa quando sono mamma, danzo con le mie bambine,

    che talvolta seguono,altre conducono.

    Il contatto visivo resta saldo, la reciproca fiducia

    permette slanci e casquè senza timore di cadere.

    Fidarmi delle mie figlie è stato immediato

    ed un dono per me, oltreche per loro.

    Alla nascita, un bambino è puro istinto,

    conosce la strada verso laluce prima e la via della vita, poi.

    Se non mi fossi fidata di Lara,

    non sarei riuscita ad allattarla alungo,

    non avrei chiesto sostegno, nei momenti di difficoltà.

    Inutile e dannoso chiedersi "Le farà bene?",

    "E se non smettessemai?",

    "Avrà un rapporto strano con il corpo?"

    Nessuna domanda ha sfiorato la mia mente, tranne il

    "Perché no? Qualescelta migliore?"

     

    Vari scogli, i primi mesi, tante insicurezze, quel torrido agosto

    incui lei faticava ad attaccarsi e tutti insistevano affinché dessiaggiunta di artificiale.
    Quanto conforto, quanta rassicurazione, nella voce pacata ma salda diAlessandra,

    favolosa Consulente de La Leche League che mi incentivavaad ascoltare mia figlia neonata.

    La piccola sapeva ciò di cui aveva bisogno e tempo due settimane lorese chiaro a tutti.

    Non c'era bisogno di nient'altro, se non dei suoigenitori.

     

    "Perché no?" fu ancora la domanda, quando scoprimmo euforici diattendere un altro piccino/a.

    Un filo bianco avrebbe unito i due fratelli o sorelle, ci sarei stataper entrambi,

    concretamente, intensamente, senza timori.

    Così è arrivata Giulia, scricciolo di due chili e mezzo, accolta coninfinita tenerezza

    e fiumi di latte veicolati dalla sorellina.

    Graziea Lara, stavolta non avevo ragadi, né candida al seno, nessun ingorgoné mastite.

    Soprattutto, poter allattare entrambe le piccole, anche insieme, in unmomento tutto nostro,

    ha trasmesso serenità alle bambine, le ha unitenella certezza

    che mamma non si sarebbe divisa per loro, ma casomaimoltiplicata.

    Quello che altri chiamavano impegno gravoso, per me era evoluzionefamigliare.

    Ciò che tanti avrebbero etichettato come morboso, per me,per loro,

    era il gesto più naturale e spontaneo che si potesseimmaginare, tra mamma e figlie.

    La piccina cresceva in abbondanza (2kg il primo mese),

    Lara beneficiava del latte, ritrovando anchemomenti unici con me.

     

    “Perché no?” era l’unica domanda da porsi, l’unica risposta da dare,

    acoloro che mettevano in dubbio le attenzioni verso entrambe le bambine.

    Anche attraverso l’allattamento condiviso, le mie figlie mi hannomostrato

    che l’amore c’è e ci può essere sempre, in abbondanza.

    Anche attraverso il tandem, hanno allontanato pregiudizi altrui,

    carezzando la sorella, specchiandosi nei suoi occhi, sentendosialtrettanto importante,

    altrettanto bimba, altrettanto figlia.

    La consapevolezza di star facendo il loro bene, mi ha protetta dacritiche gratuite.

    Fidarsi di loro, l’unica via percorribile, per me.

    Perché avrei dovuto negare un gesto d'amore?

    Perché avrei dovutoprivarle di conforto e protezione,

    che chiedevano soprattutto intaluni momenti di crescita?

    Desideravamo allargare la famiglia ed i timori che l'allattamento loavrebbe impedito,

    bloccando la mia ovulazione, erano tanti.

    Ancora unavolta abbiamo dato tempo ed ascolto alle piccole, rispondendo ai lorobisogni.

    L'attesa ci ha ripagato: nei giorni in cui meno avrei immaginato dipoter restare incinta,

    si è affacciata lei, una piccina arrivata inpunta di piedi, delicata e sorprendente.

    Allatto le mie tre bambine e non potrei fare altrimenti, se questo èil loro desiderio.

    Un filo bianco le lega, le fa sentire vicine, incluse in ogni miopensiero,

    perché nell'abbraccio di mamma e papà c'è sempre spazio.

    La piccola di 3 anni chiede forse più latte della piccina di 7 mesi

    enon c'è niente di più spontaneo, di più sano che possa esistere,

    perla sua salute e per il nostro rapporto, per la sua sicurezza emotiva.

    Non mi sento “più mamma” di chi non può o non vuole allattare,

    non misento “meno donna”, per assecondare i bisogni delle mie bambine.

    Momenti unici, che voleranno con la loro crescita,

    che ci farannosentire vicine anche quando il cammino potrà non essere comune.

     

    "Perché no?" è l'unica domanda che scaturisce nel mio cuore.

    "Perché no?", visto tutto il bene che ricevono, materiale e non,

    vistitutti i benefici che ricevo io stessa, nel fisico e nell'animo.

    Potrei raccontare il candore dello sguardo innamorato delle piccolequando prendono il seno,

    o la stanchezza dei tanti risvegli, lalentezza dei risvegli o le richieste pressanti ma legittime.

    Potrei confidare sfumature di pensieri e ricordi di velluto,

    ma ognimamma ha un suo filo bianco, che la lega al proprio bimbo,

    ognifamiglia ha i propri scatti di vita, da custodire nell'animo.

    Vorrei poter far conoscere la delicata ricchezza del donarsi ericevere gratuito,

    del non chiedersi "Perché?" ma piuttosto "Perchéno?".

    Silvia Gioffrè

    LLL perché no filo bianco

     

  • E se sto allattando in tandem e uno dei due bimbi si ammala?

    Se uno dei bambini è malato, può essere allattato un bambino per seno per la durata della malattia. Tuttavia, salvo in caso di una malattia grave particolarmente contagiosa o di una malattia fungina, dare un seno per ogni bambino non è realmente utile, infatti i germi che causano raffreddori e altre infezioni di questo tipo si diffondono prima di poter essere diagnosticati, quindi quando uno dei bambini allattati mostrerà segni di una malattia, saranno passati già diversi giorni da quando ha condiviso lo stesso seno con l’altro bambino rendendo di fatto inutili le precauzioni.

    Puoi approfondire ulteriormente questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

     

  • Nata ai tempi del Covid-19

     

    LLL nata ai tempi del covid defErano settimane ormai che aspettavo impaziente la tua nascita, ero stanca, avevo paura di come sarebbe andata e ancor di più avevo paura di affrontare per la prima volta la separazione dalla tua sorellina di tre anni.

    Hai deciso di venire al mondo facendomi attendere il giorno della data presunta del parto, un giorno di fine marzo, all’alba di una inconsueta Milano, ovattata da un insolito strano silenzio. Hai bussato dentro di me e in meno di un’ora hai visto la luce. Grazie per la tenacia che hai avuto.

    Subito sono riuscita a rubarti un bacio e una carezza attraverso mascherina e guanti. Ti ho stretta a me forte, rassicurandoti che tutto era andato bene e che presto saremmo tornate a casa dal tuo papà e dalla tua sorellina, impazienti di conoscerti. Ero pronta a firmare qualsiasi carta pur di anticipare le dimissioni.

    Poche ore dopo, tra un tuo controllo ed una mia visita, complice la mia stanchezza, mi rilevano una temperatura alterata. Improvvisamente veniamo trasferite in isolamento in attesa del tampone. No, non stava capitando a noi, non era possibile, eravamo state a casa già da settimane senza mai uscire.

    Passa la nostra prima notte, insonne… ti nutro, ti consolo, ti stringo forte e ti rassicuro. Poi il risultato: positiva.

    Sembrava impossibile, positiva al Covid-19. Ti guardo e piango. Rimaniamo in isolamento ancora tre giorni contando le ore che trascorrevano lente.

    Arriva la montata e riesci ad attaccarti con la stessa tenacia che hai avuto durante il parto.

    Torniamo a casa, ti proteggo in fascia. Ci hanno sigillate da testa a piedi con cuffia, camice, guanti e mascherine.

    Non era il ritorno che mi aspettavo, né quello ne tanto meno i primi giorni a casa, la paura di starti vicina e la voglia di allattarti.

    Forza, pochi giorni e tutto sarà finito mi dicevo. Per fortuna, stanchezza a parte, stavo bene e riuscivo a prendermi cura di te e della tua sorellina.

    Passano i giorni tra mille preoccupazioni, il tuo peso, l’attacco, la tua cacca, sostenuta a distanza da chi ha voluto spendere del tempo per noi, una Consulente di Empoli conosciuta per caso virtualmente in rete, grazie Alessandra e dalla mia amica doula Nicoletta, grazie per il sostegno che mi avete dato.

    Ero pronta a ripartire con un nuovo percorso di allattamento che tanto avevo desiderato, l'allattamento in tandem.

    Pensavo sarebbe stato naturale, cosi come allattare da sola la tua sorellina maggiore ed invece avvertivo emozioni strane e nuove, a volte anche contrastanti.

    Il piacere dal vedervi attaccate insieme, però, ricambiava ogni fatica ed ogni strano dolore interiore.

    Fisicamente tutto scorreva naturalmente, nessuna ragade e nessun intoppo, ostacolava il nostro percorso, cercavo di capire se ci fosse un metodo, una tecnica migliore per potervi allattare in tandem, avevo paura di sbagliare.

    E mentre all'inizio vi allattavo a seni separati, dopo mi sono lasciata andare all'istinto. Entrambe avevate bisogno di me in uguale misura.

    Passano i giorni, non posso baciarti, a malapena abbracciarti, non riesco a sorridere, sono molto preoccupata ed i miei occhi te lo trasmettono, non conosci ancora il mio viso nascosto dalle mascherine che indosso H24.

    Non posso sentire neanche il tuo profumo, perché purtroppo il virus mi ha tolto l’olfatto, oltre che negato di viverti con gioia e serenità.

    Finalmente faccio il primo tampone di controllo, presto sarò libera di sorriderti, baciarti e sentire il tuo profumo su di me.

    Invece no, questa tortura non è finita: ancora positivo!

    Passano i giorni, ancora settimane ed addirittura un altro mese, quattro tamponi ancora positivi.

    Inizio a non poterne più, sono stanca più che fisicamente, psicologicamente, inizio a temere il peggio.

    Cerco invano di capire la causa di questo prolungarsi di positività, arrivo a mettere in discussione il nostro tanto desiderato allattamento in tandem, ho pensato che tanto faceva bene a voi, ma forse stava debilitando me?

    Ho cercato di tenere duro; pensavo solo a quanti anticorpi avrei potuto trasmettervi e che vi avrebbero protetto dell'infezione tanto temuta.

    Ho dovuto lottare con chi erroneamente mi sollecitava a lasciar perdere il tandem e a concentrarmi solo su di te, che più piccolina avevi bisogno di nutrimento.

    Ma no, proprio ora non potevo mollare, sapevo dentro di me che stavo facendo bene per entrambe e che anche la tua sorellina aveva bisogno di amore e contatto, soprattutto in questo momento.

    Passano esattamente 62 giorni, in cui si susseguono momenti di arrendevolezza, domandandomi perché stava succedendo a noi.

    Finalmente poi arriva l’alba, una nuova alba, la nostra, il giorno in cui mi comunicano che il mio tampone è diventato negativo.

    Solo da quel giorno posso viverti.

    Finalmente conoscerai il mio viso, sentirò il tuo profumo e ci scambieremo sorrisi.

    Ed ho continuato a nutrirvi entrambe così come ho sempre desiderato.

    Sei stata la mia forza.

    La tua mamma.

  • Perché qualche volta far poppare il bimbo grande mi infastidisce?

    Una difficoltà incontrata da molte madri che hanno allattato in tandem è una irritabilità nei confronti del figlio maggiore, che può rivelarsi molto intensa. La sensazione che il maggiore, visto accanto al neonato, sia diventato improvvisamente grande, l’istinto di proteggere, o addirittura privilegiare il piccolo, insieme alla paura di non amare più il grande, contribuiscono a creare grandi sensi di colpa nella madre.

    Alcuni pensano che ci possa essere una causa fisiologica per questa sensazione di disagio quando i due bambini succhiano insieme dovuta alla differenza di suzione tra il bambino e il neonato.

    Altri si chiedono se l’allattamento simultaneo non causi un’eccessiva stimolazione ormonale. Mamme che hanno provato pienamente l’effetto calmante della prolattina durante il primo allattamento, hanno scoperto che il tandem ha l’effetto opposto su di loro.

    Potresti anche decidere che il tandem non va bene per te, oppure potresti decidere di provare e magari scegliere di evitare le poppate simultanee.

    Puoi approfondire ulteriormente questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

     

  • Sento che allattare in tandem non fa per me, come mi devo comportare?

    Una mamma potrebbe decidere di non allattare in tandem per vari motivi, potrebbe pesarle la situazione in cui ogni poppata del suo bambino grande sia sgradevole, il pensiero che il bambino possa sentire la sua reazione negativa e scegliere per sé e per lui che sia meno pesante affrontare una fine improvvisa piuttosto che graduale dell’allattamento.

    La scelta di un allattamento in tandem permette dall’altro lato uno una fine improvvisa dell’allattamento nel rispetto dei tempi del bambino e una “condivisione del seno”, che crea tra i fratelli una complicità speciale.

    Una soluzione comunemente adottata è allattare entrambi i figli ma non simultaneamente. Molte mamme segnalano che dare il seno “più pieno” al figlio grande sia meno fastidioso, e anche in questo caso può aiutare contrattare la durata delle poppate.

    In genere la richiesta aumenta nel primo periodo dopo la nascita del fratellino, per poi diminuire man mano che il bambino trova le conferme di cui ha bisogno.

    Puoi approfondire ulteriormente questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

     

  • Sto allattando “in tandem” i miei bambini, ma mi sento davvero stanca

    Questo periodo può mettere a dura prova i nervi della madre, che può provare una “overdose” di contatto, con l’impressione di avere costantemente qualcuno che le chiede di poppare.

    Quando ci si inizia a sentire sopraffatte, è il momento di chiedere aiuto (il papà o un altro adulto potrebbe ad esempio fare una passeggiata con il “grande”) e anche di ricordarci perché abbiamo deciso di allattare in tandem e di chiederci se sarebbe stato davvero più semplice prendersi cura dei due bambini se l’allattamento del “grande” fosse terminato prima.

    Puoi approfondire ulteriormente questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.