• Il morso del bambino può essere veramente doloroso.

    Per la madre potrebbe essere difficile rilassarsi ed apprezzare il momento dell'allattamento per il timore che il gesto si ripeta. Il morso durante la poppata è da associarsi raramente al desiderio di essere svezzato; ci sono molte ragioni per cui un bambini morde, ma la più comune è il processo di dentizione. In alcuni casi i bambini mordono prima che i denti facciano la loro comparsa ma di solito il morso si ripete nel periodo compreso tra la comparsa degli incisivi e lo spuntare degli altri denti che rendono le gengive infiammate e gonfie.

    Altre ragioni possono essere un raffreddore o un'otite (è difficile deglutire quando si ha il naso chiuso), oppure lo stress, ma si può anche trattare di un modo per richiamare l'attenzione della mamma.

    Ecco alcuni suggerimenti utili per ridurre o eliminare questo problema. Può darsi che il bambino non smetta di mordere ai primi tentativi, ma sicuramente smetterà.

    - È fisicamente impossibile che il bambino morda se è attaccato al seno in modo corretto e succhia e deglutisce attivamente il latte (per mordere dovrebbe smettere di succhiare). Quando il bambino succhia correttamente dal seno, il capezzolo si trova interamente in bocca: per mordere, il bambino deve spostare la lingua e far scivolare il capezzolo verso i dentini. Osservando il suo comportamento al seno, potrai anticipare il morso: in genere, quando il bambino comincia a sentirsi sazio, la tensione nei muscoli delle sue guance cambia e il capezzolo gli scivola dalla bocca.

    - Quando noti questo cambiamento, infila il mignolo all'angolo della sua bocca, tra le gengive, e lascia che il capezzolo scivoli fuori tenendo sempre il mignolo in posizione, proteggendolo da possibili morsi. Allontanare di scatto il bambino è una risposta naturale e quasi automatica, ma può solo peggiorare le cose irritando il capezzolo.

    - La posizione in cui è tenuto il bambino è importante: occorre aiutarlo a stare vicino a te al punto da non potersi spingere via troppo facilmente. Se il bimbo fatica ad attaccarsi al seno, potrà spostarsi facilmente e quindi mordere. Un altro espediente, che alcune mamme hanno trovato utile, è quello di avvicinare il bambino ancora più vicino al seno, almeno momentaneamente. Se il bambino comincia a posizionarsi lontano dal capezzolo, controlla che non morda.

    - Quando la causa è un raffreddore, una posizione più eretta può aiutare il bambino a respirare meglio. Chiedi al pediatra quale rimedio puoi usare per liberargli il nasino. Il bambino a volte popperà meglio se gli offri il seno mentre cammini.

    A volte, i bambini più grandicelli, che hanno già i denti, possono lasciare una caratteristica impronta a "corona" sull'areola, dopo la poppata. Questi segni lasciati dai dentini, in genere non provocano alcun dolore. Può capitare a volte che il bambino serri la bocca o lasci scivolare il capezzolo verso le labbra. Se senti fastidio, prova a seguire le tecniche proposte più sopra, per incoraggiare il bambino ad attaccarsi e poppare.

    Forse i nostri bambini sono troppo piccoli per capire esattamente ciò che diciamo, ma il tono e l'atteggiamento sono facili da comunicare quandoparliamo, così può valere la pena dire al bambino, anche più volte, che mordere fa male o che non deve mordere la mamma.

    In alternativa, puoi provare a:

    - Offrirgli un giocattolo per la dentizione dicendogli: "La mamma non si morde, ma questo sì." 

    - Usare il rinforzo positivo, lodandolo quando poppa senza mordere con un abbraccio o una coccola in più per rafforzare il messaggio.

    - Lasciar scegliere al bambino il momento per poppare: se è distratto e si stacca spesso, prova ad allattarlo in un ambiente in penombra o a distrarlo per un momento.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • I capezzoli doloranti sono uno dei problemi più comuni delle neo-mamme. Nei primi giorni di allattamento è normale che la pelle sia un pochino irritata, ma se il dolore diventa più intenso o dura parecchi giorni, forse c'è da cambiare qualcosa.

    La prima cosa da controllare è la posizione del bambino quando poppa.Tu sei comoda? Il suo corpo è ben aderente al tuo? Pensi di poter avvicinare il sederino a te ancora un po'? Il suo pancino è ben appoggiato su di te? A che altezza si trova il suo viso rispetto al seno?

    Per posizionarlo bene bisogna che in corrispondenza del capezzolo si trovi il suo nasino, non la bocca, in modo che per prendere il seno in bocca il tuo bambino debba piegare all'indietro la testa e spalancare bene la bocca. Quando poppa, il tuo bambino è così? Ha la testina un po' all'indietro e la bocca spalancata come per fare un grande sbadiglio? In questo modo il mento arriva al seno prima del naso, ci affonda proprio dentro, mentre il naso rimane anche un pochino staccato e il capezzolo punta verso il palato, non verso il centro della bocca. Questo rende l'attacco asimmetrico, non centrale, e fa in modo che possa essere preso in bocca anche un buon boccone di seno sotto al capezzolo.

    Dei cuscini dietro la schiena possono aiutarti a trovare una posizione comoda per te, mentre dei cuscini appoggiati sulle tue gambe sono utili per sostenere le tue braccia (che sostengono a loro volta il bambino)

    Anche l'ingorgo può essere una causa di indolenzimento del capezzolo, dato che il bambino ha più difficoltà ad attaccarsi e finisce con poppare solo dal capezzolo. Per ammorbidire l'areola si possono fare degli impacchi caldi, oppure si può spremere manualmente un po' di latte. Il dolore può essere causato anche dal bambino che poppa tenendo la lingua o il labbro inferiore in una posizione scorretta. Quando il bambino si attacca, assicurati quindi che il suo labbro inferiore non sia ripiegato all'interno della bocca e, se necessario, abbassagli il labbro inferiore per essere sicura di vedere la lingua.
    Esistono situazioni in cui i bambini sono effettivamente attaccati abbastanza bene ma hanno comunque difficoltà a trasferire latte a causa di limitazioni nei movimenti della lingua (a causa di un frenulo corto, per esempio). Anche in questi casi è importante cercare di ottenere l'attacco più corretto e profondo possibile, quindi valutare bene questo aspetto è comunque necessario. Contatta una Consulente de La Leche League per ulteriori informazioni.

    Per evitare ragadi ed indolenzimenti, se vuoi staccare il bambino dal seno mentre poppa, non allontanarlo bruscamente, ma inserisci il dito mignolo nella bocca, interrompendo così il vuoto d'aria.

    Non è necessario mettere creme o disinfettare: il latte materno e la pelle dell'areola forniscono le necessarie sostanze emollienti e antibatteriche. Usa acqua semplice per la normale igiene.

    Se sei sicura che il bambino si attacchi correttamente, ma l'indolenzimento non passa, forse è opportuno controllare se si tratta di mughetto, un'infezione da funghi che dalla bocca del bambino può attaccarsi al seno. Controlla quindi se ci sono macchie bianche nella bocca del bambino, un eritema da pannolino, e/o tu provi fitte al seno durante o dopo l'allattamento, oppure se c'è prurito, arrossamento o screpolature sui capezzoli. A questo proposito puoi leggere anche Il mughetto (candida) può essere causa di irritazione ai capezzoli?
    Se sospetti di avere il mughetto, contatta un medico per avere una diagnosi precisa ed essere curata.
     
    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League consultando le pubblicazioni de La Leche League.
  • Quando il pediatra ti dice che il tuo bambino sta rallentando la crescita, un buon primo passo consiste semplicemente nel fare una verifica. Le bilance sono calibrate in modo diverso, è quindi molto importante che il bambino venga pesato sempre sulla stessa bilancia e indossi gli stessi indumenti o indumenti simili. Bisognerebbe cercare di non pesarlo una volta subito dopo la poppata e la volta successiva prima di attaccarlo al seno.

    Con tutti i dati precisi in mano, osserva attentamente il tuo bambino. È cicciottello? Chiaramente, se è nato prematuro o di basso peso, potrebbe impiegare qualche settimana prima di diventare paffuto, ma i bambini che crescono lentamente ma bene, di solito hanno guance tonde, cosce piene e pieghe nella pelle all’altezza dei polsi e delle caviglie. Con poppate efficaci la pelle “vuota” su braccia e gambe di un bambino nato a termine dovrebbe sparire nel giro di una settimana o poco più.
    Continua ad osservare come si comporta e come si sta sviluppando, se si rilassa dopo la poppata (mani aperte, braccia abbandonate) e se appare soddisfatto almeno per qualche minuto.
    Fai caso ad altri ottimi segni, osserva se è energico, se rispetta le tappe della crescita come nel sorriso, nel tentativo di afferrare oggetti e così via.
    Anche tenere sotto osservazione se sporca un numero sufficiente di pannolini (nelle prime sei settimane almeno tre scariche abbondanti al giorno) è un altro buon segnale. Vedi anche Come faccio a sapere se il mio bambino sta bene e riceve latte a sufficienza?

    Se il tuo bambino allattato poppa a richiesta, ha libero accesso al seno (Ogni quanto devo allattare il mio bambino?), appare pasciuto, sano, attivo, allegro e segue le tappe dello sviluppo, potrebbe anche non mettere tanto peso; è il caso di preoccuparsi?
    Se tutto il resto funziona, significa che il tuo bambino sta seguendo il suo schema di crescita. I bambini che rientrano nei percentili più bassi nel primo anno di vita, in seguito si sviluppano fisicamente e intellettualmente nello stesso modo dei bambini nei percentili più alti, e questo è stato dimostrato da recenti ricerche.

    Se dopo aver valutato tutto quanto indicato qui sopra sei preoccupata per la crescita del tuo bimbo e anche il medico si è dimostrato preoccupato, puoi provare le seguenti strategie:

    • Verifica che l’attacco al seno del tuo bimbo sia corretto. Hai dolore durante la poppata? Lo vedi deglutire con regolarità? Al termine della poppata lo vedi più appagato rispetto l’inizio della poppata? Qui trovi il video dell’attacco corretto e come attaccare il bambino al seno. Prova a sistemare l’attacco al seno del tuo bambino, se avevi dolore, sistemando l’attacco non dovresti più avvertirne. Se necessario puoi chiamare una Consulente per ulteriori strategie per sistemare l’attacco.
    • Esegui la compressione del seno durante le poppate. Quitrovi la spiegazione della tecnica.
    • Prova ad aumentare la frequenza delle poppate, se il tuo bambino non chiede molto spesso prova ad offrire tu il seno. Se il tuo bimbo usa il ciuccio potresti provare ad offrire il seno ogni volta in cui gli avresti offerto il ciuccio. Ogni “ciucciata” del succhiotto è una potenziale poppata al seno!
    • Se dopo aver attuato queste strategie sei ancora preoccupata per la crescita del tuo cucciolo potresti contattare una Consulente per valutare assieme a lei la situazione e trovare altre possibili strategie.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League consultando le pubblicazioni de La Leche League.

     

  • Le ragadi NON sono la conseguenza normale dell’avvio dell’allattamento!

    “Porta pazienza, capita a tutte!” è una frase che molte di noi si sono sentite dire, ma che non corrisponde al vero! Le ragadi possono essere uno spiacevole e a volte doloroso inconveniente quando non c’è stata una gestione efficace dell’allattamento o quando c’è un attacco da perfezionare, ed è quindi importante che tu valuti la situazione, eventualmente con una Consulente.
    Per evitare le screpolature iniziali, che potrebbero evolvere in ragadi, oltre a perfezionare l’attacco, molte mamme hanno trovato utile tenere il seno scoperto ed eventualmente bagnare i capezzoli con il loro latte e lasciarli asciugare.

    Non si dovrebbe provare dolore durante le poppate, nonostante sia una situazione nuova. Se hai un dolore forte, non esitare a consultare una Consulente!

    Solo nel caso si dovesse trattare di ragadi profonde con il sospetto di un’infezione, è preferibile non bagnarle con il latte spremuto, per non rischiare di alimentare eventuali batteri. In questi casi occorrerebbe detergere solo la piccola zona dove c’è il sospetto di infezione con acqua e sapone neutro ed eventualmente valutare, con il proprio medico, una crema antibiotica.

    Può aiutarti vedere il Video sull'attacco efficace, e leggere altre utili risposte nella categoria "Un nuovo inizio".

    Le ragadi possono essere prodotte anche da un frenulo labiale o linguale corto, o parzialmente corto, che impedisce al bambino di attaccarsi in maniera efficace. Nel caso di sospetto di frenulo corto, un esperto in frenuli potrà aiutare la famiglia a decidere come agire. Puoi approfondire tra le risposte nella categoria "Problemi medici del bambino", "Altri problemi medici".

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

     

     

  • Quando il bambino poppa dal seno (o estrai il latte con le mani, o il tiralatte è al lavoro), vengono stimolate le terminazioni nervose del capezzolo e dell’areola. Queste fanno partire una cascata di ormoni che, mandando segnali all’ipofisi, avviano la produzione di prolattina e ossitocina poi secrete nel circolo sanguigno.
    Il rilascio di prolattina stimola le cellule alveolari a produrre latte e l’ossitocina è responsabile del rilascio nei dotti del latte prodotto ed immagazzinato negli alveoli in attesa che qualcuno lo chieda; l’ossitocina svolge questo ruolo inducendo la contrazione dei muscoli che contornano gli alveoli. In questo modo il latte viene spruzzato fuori dal seno stesso, che collabora col bambino!

    Questo fenomeno, grazie all’azione finale svolta dall’ossitocina, prende il nome di riflesso di emissione, riflesso di eiezione, discesa del latte o calata... Molti dialetti lo chiamano ancora in modo diverso.
    Il riflesso di emissione può verificarsi anche senza la stimolazione fisica della suzione del bambino; per esempio alcune madri raccontano che “la calata” si verifica ogni volta che sentono piangere un bambino, proprio o altrui.

    Durante la poppata possono verificarsi più riflessi di emissione successivi: a differenza da quanto accade col biberon, da cui il latte esce in modo costante, il latte esce dal seno “a ondate”, che potresti riconoscere osservando il cambiamento nel modo di succhiare del tuo bambino o per una sensazione di formicolio nel momento in cui il latte inizia a fluire.

    Molte donne avvertono questa sensazione solo nelle prime settimane, alcune solo in occasione del primo riflesso di emissione, altre non la avvertono mai: non è certo un problema. La quantità o la qualità del latte non ne sono modificate.

    Puoi approfondire tutti gli aspetti dell’anatomia del seno al lavoro in questo articolo Anatomia di un seno al lavoro.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Nei casi di introflessione più leggera, un bambino con normali capacità di suzione non avrà grossi problemi nell'estrarre il capezzolo; un bambino prematuro o con qualche difficoltà di suzione (debole, ipotonico, sonnolento) potrebbe fare fatica a poppare bene, almeno inizialmente.

    Nelle forme di introflessione da moderata a grave, invece, il capezzolo si ritrae nettamente quando l'areola viene compressa, a volte addirittura si "nasconde" dentro l'areola. In questi casi, il bambino non riesce ad attaccarsi e l'allattamento può essere molto difficoltoso, ma vi sono alcune tecniche in grado di ovviare a questo problema. È possibile infatti trattare il capezzolo già in gravidanza. Se la presenza di capezzoli introflessi viene rilevata solo al momento del parto, è ancora possibile trattare i capezzoli ma sarà particolarmente importante curare posizione e attacco del bambino al seno.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

     

  • La crescita dei bambini non è costante: i bambini non crescono ogni settimana dello stesso numero di grammi, e più sono grandi di età, più lentamente crescono.
    La crescita del bambino va misurata a partire dal peso più basso raggiunto dopo la nascita, e non dal peso del bambino alla nascita. Questo perché nei primi giorni un calo di peso fino al 7-10% è fisiologico. In pratica se il tuo bambino alla nascita pesa 3 kg e 500 grammi, nei primi giorni potrà perdere fino a 350 gr circa, arrivando a pesare 3 kg e 150 gr circa, senza che ci sia bisogno di preoccuparsi. Questo nuovo peso sarà quello da utilizzare come base per calcolare la crescita del tuo bambino
    Il recupero del calo fisiologico dovrebbe avvenire intorno al settimo-ottavo giorno, al massimo nell’arco di due settimane.
    La crescita media a quel punto, dovrebbe essere di circa 30 gr al giorno, ma il tuo bambino può prendere anche di più o di meno di questo peso indicativo ed essere comunque soddisfatto. Non è necessario pesare ogni giorno il bambino, basta pesarlo una volta alla settimana e calcolare poi la media, dividendo il peso guadagnato dalla pesata precedente per i numeri di giorni tra una pesata e l’altra.
    Un altro indicatore per capire come stia andando la crescita del tuo bambino sono le feci. Un bambino che sta assumendo sufficiente latte, per le prime sei settimane dovrebbe evacuare con feci “OK” almeno 3 volte nelle 24 ore. Le feci per essere “OK” dovranno essere perlomeno della dimensione del cerchio che si fa tra indice e pollice quando si fa con la mano il gesto di OK.
    Verifica che i capezzoli non ti facciano male, in caso di dolore prova a guardare il video sull’attacco corretto, a volte bastano pochi semplici accorgimenti per rendere la poppata indolore e quindi più efficace (se non risolvi puoi contattare una Consulente); dovresti notare l’emissione di latte nel giro di un minuto (di solito molto prima) e il seno sensibilmente più morbido al termine della maggior parte delle poppate.
    Nel corso di una poppata efficace - solitamente all’inizio - il tuo bambino ha gli occhi aperti e procede inizialmente con rapide ciucciate che poi diventano lente (circa una al secondo) con qualche pausa in cui lo vedrai deglutire.
    Indicativamente la durata complessiva per la maggior parte delle poppate va dai 20 ai 40 minuti.
    Quello che dovresti notare è un appagamento temporaneo, il bambino che si addormenta pian piano verso la fine della poppata, finchè non riprende a poppare. Quando sta poppando appagato, le sue manine sembreranno abbandonate e la sua espressione serena per la maggior parte del tempo.

    Puoi approfondire ulteriormente questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Sai che ci sono veramente tanti tipi di capezzoli?

    Ogni donna è differente! Anche nella forma del seno, dell’aspetto e della forma dell’areola e del capezzolo!

    Talvolta i capezzoli sono diversi da una mammella all’altra. Solo in alcuni casi la forma del capezzolo può essere un potenziale ostacolo ad allattare.

    Spesso non basta osservare il seno per capire se i capezzoli sono piatti o introflessi, ma è necessario premere leggermente tra le dita l'areola a un paio di centimetri di distanza dal capezzolo: se il capezzolo non sporge, viene definito piatto; se si ritrae nel seno o appare concavo, si considera introflesso. I capezzoli piatti o introflessi non protrudono neppure se esposti al freddo. Se invece al freddo o alla pressione dell'areola il capezzolo sporge, non è introflesso o piatto e non richiede alcun tipo di trattamento.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Le opinioni e le esperienze in questo campo variano tra loro, ma molte donne hanno trovato utili i trattamenti per i capezzoli piatti o introflessi e molti esperti di allattamento continuano a consigliarli.

    Questi esperti non sono d'accordo tra loro riguardo l'importanza dello screening di tutte le donne in gravidanza, allo scopo di rilevare la presenza di capezzoli piatti o introflessi, o sulla necessità di prescrivere a tutte le donne interessate trattamenti di preparazione preventiva. Ad esempio, il British Royal College of Midwives (Collegio Reale Britannico delle Ostetriche) sostiene che i cambiamenti ormonali che avvengono durante la gravidanza e il parto possono portare alla protrusione spontanea del capezzolo in molte donne. Sebbene il trattamento dei capezzoli piatti o introflessi nel corso della gravidanza sia oggetto di discussione, se il neonato incontra difficoltà ad attaccarsi ad un capezzolo piatto o introflesso, potreste trovare utili uno o più di questi suggerimenti.

    I modellatori di capezzolo
    Si indossano sotto al reggiseno e aiutano a far protrudere meglio i capezzoli piatti o introflessi. I modellatori sono formati da due parti e sono in materiale plastico. La parte interna ha un foro in corrispondenza del capezzolo e la pressione sul tessuto che circonda il capezzolo lo spinge verso l'esterno.
    I modellatori si possono usare già dalla gravidanza e sfruttano l'aumento naturale dell'elasticità della pelle in questi mesi applicando una pressione delicata ma costante sulle aderenze sottostanti (tessuto connettivo) per far protrudere il capezzolo. Dopo il parto, i modellatori si indossano per una mezz’ora prima delle poppate. Non vanno indossati di notte e il latte che si raccoglie al loro interno non deve essere utilizzato perché può contaminarsi.

    La tecnica di Hoffman
    Questa procedura contribuisce ad allentare il tessuto connettivo alla base del capezzolo e può essere utilizzata sia durante la gravidanza sia dopo il parto. Appoggiare i pollici alla base del capezzolo (non sull'areola ma esattamente alla base del capezzolo). Premere con decisione verso la cassa toracica e contemporaneamente allontanare i pollici. Questa manovra contribuisce a distendere il capezzolo e ad allentare le rigidità nei tessuti alla base del capezzolo stesso, spingendolo gradualmente a muoversi verso l'alto e verso l'esterno. Ripetere questo esercizio da due fino a cinque volte al giorno, spostando i pollici attorno alla base del capezzolo.

    Il tiralatte
    Dopo il parto, è possibile usare un tiralatte efficace (per ulteriori informazioni "Come si sceglie un tiralatte?") per far sporgere il capezzolo subito prima della poppata e facilitare l'attacco del bambino. E’ possibile usare il tiralatte anche in altri momenti della giornata per allentare le rigidità del tessuto connettivo alla base del capezzolo, applicando una pressione uniforme che parta dal centro del capezzolo stesso.

    La siringa invertita
    Funziona così: prendi una siringa normale, da 10ml e taglia con una lametta la parte conica, dove si mette l’ago. Si inserisce lo stantuffo dalla parte tagliata mentre l’altra si appoggia sul capezzolo. Infine tiri delicatamente lo stantuffo per mantenere l’aspirazione. Eventualmente, se non si vuole o non si riesce a tagliare la parte conica, si può semplicemente aggiungere alla parte conica una camicia per vacutainer (si tratta di un cilindro di plastica a cui si raccorda al siringa senza ago).

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Non è necessario preparare il seno in gravidanza, poiché il modo più efficace per prevenire eventuali lesioni, come le ragadi, è curare l’attacco delle prime poppate il prima possibile dopo il parto, ricordandosi che l’allattamento deve essere piacevole e non doloroso.
    Se dovesse risultare doloroso, questo probabilmente significa che qualcosa non sta andando nel verso giusto e occorre far valutare l’attacco quanto prima, identificando la causa e correggendola.

    Può aiutarti vedere il Video sull'attacco efficace.

    Puoi approfondire tutti gli aspetti dell’anatomia del seno al lavoro in questo articolo Anatomia di un seno al lavoro, o nella categoria "Come si produce latte nel nostro seno?".

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Assolutamente no. 

    Una buona produzione di latte avviene grazie allo svuotamento frequente ed efficace del seno. Il ruolo del FIL (Feedback Inhibitor of Lactation – Fattore di inibizione della lattazione), una piccola proteina contenuta nel siero del latte, è rallentare la produzione del latte quando il seno è pieno. Un meccanismo perfetto previsto dalla natura, perché permette di non sovraprodurre se non c’è richiesta. Se noi rimuoviamo spesso il FIL con poppate frequenti, la velocità di produzione del latte aumenta, mentre se non lo rimuoviamo spesso tenendo i seni pieni, la produzione di latte diminuisce.

    È attraverso la frequenza e l’efficacia delle poppate che i bambini “regolano” la produzione della mamma. Possono poppare più frequentemente, lasciare un intervallo più lungo, ciucciare per più tempo, fare solo una poppatina-express per addormentarsi o per riconnettersi alla mamma: o magari hanno bisogno di aiuto per evacuare, perché sono stanchi e succhiare li aiuta a rilassarsi, perché sono piccoli in questo mondo tutto nuovo e stare accoccolati al seno della mamma li conforta e dà loro sicurezza.
    Nella stragrande maggioranza dei casi questo meccanismo di domanda e offerta funziona perfettamente, perciò se i bambini sono lasciati liberi di accedere al seno quando e per il tempo che desiderano, il seno produrrà esattamente la quantità di latte che serve.
    Lo svuotamento del seno e la frequenza con cui ciò avviene, sono la chiave per mantenere una produzione di latte adeguata.
    Questo significa che a determinarne la produzione saranno la suzione efficace (vedi il video sull’attacco efficace qui) e la rimozione frequente da parte del bambino: “più efficacemente allatto e più latte produrrò”.

    Puoi approfondire tutti gli aspetti dell’anatomia del seno al lavoro in questo articolo Anatomia di un seno al lavoro.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Spesso le donne in gravidanza incontrano persone che suggeriscono di preparare i capezzoli in previsione dell’allattamento.
    Un tempo le nonne dicevano di sfregarli, indurirli, applicare sostanze diverse (perfino il succo di limone...) e maltrattarli in vari modi per non avere problemi di ragadi. Oggi si invitano le donne ad idratarli per renderli più morbidi e flessibili.

    Serve davvero?
    In realtà no.

    La natura ha già provveduto fornendo tutto ciò che è necessario per idratare e rendere più elastici i capezzoli prima del parto. Il seno è perfetto e pronto così com’è, non ci sono creme, massaggi, aggeggi o pratiche più o meno strane che “servano” o “facciano bene”.

    L’unica “crema” utile la produci già tu.

    Infatti l’areola, la zona di pelle più scura che circonda il capezzolo, è sede delle ghiandole di Montgomery. Queste ghiandole producono sostanze grasse che (oltre ad attirare il neonato con un odore irresistibile) proteggono ed idratano la pelle, limitando anche lo sviluppo di batteri in quell'area.
    Lavando il capezzolo col sapone si rischia di rimuovere questo sottile strato protettivo e seccare la pelle; è sufficiente risciacquare quotidianamente il capezzolo con acqua per mantenerlo pulito e garantire la sua lubrificazione e l’azione anti-batterica.

    Durante la gravidanza è una buona idea verificare se i capezzoli siano piatti o introflessi: in questo caso puoi leggere i numerosi articoli su questo argomento.

    Talvolta si sente dire che l'allattamento irrita i capezzoli.
    In realtà allattare non deve comportare sofferenza: se ciò accade bisogna trovare il motivo ed eliminarlo. Se vuoi prevenire problemi ai capezzoli e prepararti ad allattare, una delle cose più utili è vedere altre mamme che allattano. Le ricerche ci dicono che i gruppi di mamme aiutano ad allattare. Partecipa agli incontri de LLL o contatta la Consulente più vicina, prima del parto. Gli incontri de LLL rappresentano per le mamme un'occasione di scambio di idee, informazioni e sostegno. Inoltre ogni gruppo ha una biblioteca con possibilità di prestito di libri sull'allattamento, la gravidanza e il parto, la nutrizione e il rapporto genitori-figli.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Se sei incinta di due gemelli (o magari tre?!?), puoi fare molto durante la gravidanza affinché le cose ti siano facilitate in seguito: prima dell'arrivo dei tuoi piccolini trova il tempo per informarti approfonditamente sull'allattamento. Ci sono alcuni libri veramente utili (in lingua inglese) per mamme che aspettano gemelli. "Having Twins" di Elizabeth Nobles e "Mothering Multiples: Breastfeeding and Caring for Twins or more!" di Karen Kerkhoff Gromada parlano delle gioie e delle sfide che derivano dall'avere (ed allattare) due (o più) bambini.

    "L'arte dell'allattamento materno" pubblicato da La Leche League Italia e distribuito dalle Consulenti de La Leche League è il testo più completo per le mamme che desiderano allattare: troverai moltissime informazioni e suggerimenti anche su questo argomento. Le mamme dei gemelli hanno bisogno di molto sostegno e possono trovarlo anche agli incontri de La Leche League.

    È molto importante porre molta attenzione all'alimentazione in gravidanza. Alimentarsi con cibi di alto valore nutritivo aiuterà sia te sia la crescita dei bambini nell'utero e successivamente durante l'allattamento.

    È molto importante anche scegliere attentamente il personale sanitario che ti seguirà nella gravidanza e durante il parto. Cerca di informarti quanto più possibile sul travaglio e sul parto, in modo da sapere che cosa ti aspetta. Molti genitori preferiscono consultare più medici prima di prendere una decisione.

    Una volta scelto il medico o l'ostetrica che fa per te, il passo successivo è quello di trovare per i tuoi bambini un buon pediatra che sia esperto di allattamento. Ecco alcune domande che puoi rivolgere al tuo pediatra potenziale:

    •  Cosa pensa dell'allattamento in generale ed in particolare dell'allattamento dei gemelli?

    •  Crede che sia possibile allattare due gemelli senza alcuna aggiunta di formula artificiale?

    •  Se uno o entrambi i bambini necessitano di cure particolari, posso tirarmi il latte per nutrirlo/i?

    •  Pensa sia giusto incoraggiare le mamme a stare con i loro bambini anche se sono ricoverati in un reparto di patologia perinatale?

    Anche una sola risposta negativa a una di queste domande può farti capire che probabilmente questa persona non ti sarà di grande sostegno con l'allattamento. A volte, durante il parto può essere presente un neonatologo, ed è consigliabile quindi incontrarlo preventivamente, per conoscere i metodi di lavoro e le procedure che utilizza.

    Cerca di frequentare con largo anticipo il corso pre-parto, nel caso in cui tu debba metterti a riposo nelle ultime settimane di gravidanza.

    È importantissimo trovare una persona che ti possa aiutare in casa, qualcuno che appoggi le tue decisioni e non trovi solo occasione di criticarti. Chiarisci subito che si dovrà occupare della casa e non dei bambini, così tu potrai dedicare loro tutte le tue attenzioni.

    Dopo il parto, potrebbe succedere che tu non possa avere vicino i tuoi bambini, è perciò importante imparare a tirarsi il latte. Sarebbe molto utile se l'ospedale potesse fornirti il tiralatte professionale elettrico doppio, che estrae il latte contemporaneamente da entrambi i seni.

    Dopo l'arrivo dei bambini

    L'ideale sarebbe iniziare l'allattamento immediatamente dopo il parto, ma con il parto gemellare è talvolta necessario un parto cesareo e in questo caso può passare qualche ora prima che la mamma possa attaccare al seno i suoi bambini: cerca comunque di farlo prima possibile. Talvolta, le gravidanze gemellari non arrivano al termine: in caso di parto pretermine e se non ti fosse possibile allattare immediatamente dopo il parto, puoi comunque stimolare il seno con il tiralatte per indurre la lattazione. Immediatamente dopo il parto, il tuo corpo inizierà a produrre il latte per entrambi i bambini: è importante far continuare la produzione del latte con il tiralatte, in modo da stabilirne una corretta quantità. È consigliabile utilizzare un tiralatte di buona qualità oppure ricorrere alla spremitura manuale (puoi trovare altri dettagli sui tiralatte alla pagina Come si sceglie un tiralatte?).

    Le mamme di bambini pretermine producono un latte differente da quello delle mamme che hanno portato a termine la gravidanza: i bambini nati pretermine avranno quindi particolarmente bisogno del tuo latte.

    Se entrambi sono nati senza problemi, parla al pediatra dell'allattamento a richiesta, l'ideale sarebbe averli con te (rooming-in).

    Se dovesse essere necessaria l'aggiunta, invece di utilizzare il biberon potresti servirti di altri metodi, quali una tazzina, il dito, un cucchiaino, un contagocce o una siringa. Il biberon potrebbe interferire con la lattazione, perché alcuni bambini sviluppano una preferenza per la tettarella artificiale e questo può rendere più difficile ripristinare l'allattamento.

    Una volta tornata a casa, sarà importante avere cura non solo dei tuoi bambini ma anche di te stessa. Seguire un'alimentazione sana, fare diversi spuntini tra un pasto e l'altro (ad esempio con cracker e formaggi magri, verdure, frutta o yogurt) potranno aiutarti a mangiare bene senza paura di ingrassare. È importante bere molta acqua, succhi di frutta o latte. E' altrettanto importante cercare di riposare contemporaneamente ai tuoi bambini.

    Per quanto riguarda i lavori di casa, puoi cercare di valutare le priorità insieme al papà, organizzandoli e accettando tutto l'aiuto possibile, considerando attentamente che cosa è veramente importante fare: in questo momento al primo posto ci sono le esigenze delle persone, principalmente dei tuoi bambini, poi la cucina, il bucato, la casa.

    Cercare di limitare le visite nelle prime settimane può aiutarti a non sovraffaticarti. I famigliari e gli amici che vengono a trovare i bambini ti possono aiutare in tanti modi: portandoti dei pasti pronti, cambiando i pannolini, facendoti un massaggio, tenendo d'occhio i bambini per un quarto d'ora mentre ti fai la doccia o fai due passi, ascoltandoti e così via. Non farti scrupoli e chiedi aiuto ogni volta che ne hai bisogno, molti sono veramente contenti di darti una mano!

    Sappi che molte mamme di gemelli invece di ricevere incoraggiamento vengono criticate dalle persone che non condividono il loro entusiasmo nei confronti dell'allattamento. Potrai ricevere pressioni a usare formula artificiale, a somministrare altri alimenti prima del necessario o a svezzare i bambini prima che tu sia pronta. Talvolta domande, quali "Sei sicura di avere abbastanza latte?" oppure "Non è troppo faticoso per te?" possono bastare per minare la fiducia della mamma. Ricorda che uno dei fattori più importanti per mantenere un'elevata produzione di latte è proprio la fiducia che il tuo corpo sia in grado di produrre latte per i tuoi bambini. Ricordati che la produzione del latte segue la legge della domanda e dell'offerta: tanto più i tuoi figli saranno allattati e tanto più il tuo corpo produrrà latte per loro. Pensa che quando nel 1931 a Genova venne inaugurato l'ospedale Gaslini, che più che ospedale a quei tempi era un orfanotrofio, ogni balia si occupava di nutrire TRE neonati per volta. E di sicuro noi oggi mangiamo meglio di una donna del 1931!

    Consigli utili per la vita quotidiana con i gemelli allattati

    Allattarli insieme fa risparmiare tempo prezioso. È molto facile durante le prime settimane poi, in funzione delle loro specifiche esigenze, potrebbe essere necessario allattarli uno alla volta.

    Puoi adottare diverse posizioni per allattarli contemporaneamente: puoi posizionare i bambini di fronte a te con le gambine sovrapposte formando una X sul tuo grembo. Puoi usare la presa sottobraccio, sorreggendo le braccia con altrettanti cuscini (può essere utile anche avere un cuscino in grembo) e stendendo le gambe dei bambini lungo lo schienale della poltrona o del divano. Ricorda che se metti i bambini davanti a te, è importante che il loro petto sia contro il tuo e non rivolto verso l'alto. Questo particolare è molto importante sia per evitare dolore, sia per essere sicura che ricevano latte a sufficienza. Puoi trovare altri dettagli sulla posizione all'articolo In quale posizione devo mettere il bambino al seno?

    Usare molti cuscini aiuta a stare rilassate (ciò migliora la fuoriuscita del latte) e a non avere problemi di tensioni e dolori articolari e muscolari: ne esistono di speciali per l'allattamento, ma in caso non li trovassi puoi confezionarne uno da sola o usare vari guanciali.

    Alternare ciascun bambino da entrambi i seni è una buona pratica, sia per soddisfare le loro necessità sia per fornire loro una diversa prospettiva visiva.

    E' molto utile imparare differenti posizioni per allattare. Ad esempio, allattare da sdraiata può essere difficoltoso nelle primissime settimane, ma vale la pena perché ti permetterà di riposare di più nelle fasi successive.

    Preparare diverse "stazioni di cambio" in diversi punti della casa ti aiuta a non fare troppa fatica.

    Non è necessario fare il bagnetto tutti i giorni: è sufficiente assicurarsi che il visino ed i genitali siano puliti.

    Puoi approfondire ulteriormente questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

     

  • Alcune mamme riferiscono di aver avuto irritazioni al capezzolo per le prime due settimane, mentre i capezzoli (piatti o introflessi) si adattavano alla suzione e i tessuti si allentavano. In caso di irritazioni serie (ragadi, dolore importante) o se l'irritazione non passa dopo un paio di settimane, contatta la Consulente LLL più vicina o un operatore del settore per ricevere assistenza, in modo da controllare se effettivamente il bambino stia poppando correttamente.

    Talvolta, dopo la poppata si forma dell'umidità nelle pieghe del capezzolo introflesso: se il capezzolo si ritrae dopo la poppata, potrebbe essere ancora umido danneggiando la pelle e facilitando irritazioni. In questo caso, dopo la poppata asciuga il capezzolo con una pezzuola asciutta, lasciandolo un po’ all’aria. Alcune mamme hanno trovato giovamento anche applicando un po’ di lanolina pura.
    Può capitare, anche se raramente, che l'irritazione al capezzolo persista più a lungo perché i tessuti connettivi non si allentano, provocando quindi punti di tensione che possono portare a taglietti o alla formazione di vescichette.

    Se i capezzoli sono profondamente introflessi, il bambino comprime il capezzolo sotto l'areola invece dei dotti lattiferi. Inoltre, dal momento che il bambino non riesce a posizionare correttamente il capezzolo in bocca, non riceverà una quantità di latte proporzionale ai suoi sforzi mentre la poppata può provocare dolore alla mamma. In questi casi, un tiralatte elettrico doppio può essere d'aiuto perché non comprime l'areola ma applica una forza di suzione uniforme che fa protrudere il capezzolo. Col passare del tempo, questa pressione favorisce l'allentamento del tessuto connettivo che lo trattiene.
    Se il bambino si attacca più facilmente ad un seno e riesce a nutrirsi bene, la mamma può continuare l'allattamento solo da quel seno e usare il tiralatte nel seno che non viene drenato dal bambino finché il capezzolo non protruda facilmente. Il bambino riceverà tutto il latte che gli serve da quell'unico seno, purché vi abbia accesso libero in termini di tempo e di frequenza.
    E' importante in queste situazioni controllare l'attacco del bambino al seno: puoi vedere
    il nostro Video o leggerenumerosi articoli a riguardo, cliccando sul tag "attacco corretto" in fondo alla pagina.

    Se entrambi i capezzoli sono gravemente introflessi, la mamma può usare il tiralatte e dare il latte al bambino con un dispositivo alternativo per dare il latte finché il bambino non sarà in grado di attaccarsi efficacemente e serenamente.
    Non è possibile stabilire a priori per quanto tempo sarà necessario usare il tiralatte.
    Ad alcune mamme basta una sola sessione al tiralatte perché il capezzolo sporga completamente, mentre per altre mamme sarà necessario più tempo. Non appena il capezzolo resta sporgente dopo la sessione al tiralatte, la mamma può riprendere immediatamente ad allattare.
    Quando il capezzolo entra correttamente nella bocca del bambino e questi riesce a poppare efficacemente, la mamma può finalmente sospendere l'uso del tiralatte e allattare senza avvertire alcun dolore. In qualche rarissima occasione, può capitare che l'allattamento provochi dolore anche se il capezzolo sporge completamente.

    Dopo una correzione del capezzolo, questo può introflettersi nuovamente non appena il bambino fa una pausa durante la poppata. In questo caso, la mamma può aver bisogno di fermarsi e usare di nuovo il tiralatte per un pochino prima di riportare il bambino al seno. In una fase di transizione all'allattamento esclusivo è possibile ricorrere alla compressione manuale del seno o all'uso di un dispositivo di allattamento supplementare per incoraggiare il bambino a continuare a succhiare e a deglutire per evitare che il capezzolo si introfletta.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Per le mamme con capezzoli piatti o introflessi è ancora più importante curare con attenzione l’attacco del bambino, perché il bambino deve imparare ad aprire bene la bocca per oltrepassare il capezzolo e afferrare una buona porzione dell'areola. Potresti dover sperimentare diverse posizioni per trovare quale sia la più comoda per voi due, oltre che la più efficace. 

    Allattare presto e spesso
    Organizzati in modo da poter allattare il più presto possibile dopo il parto e almeno ogni 2-3 ore dopo il parto, per i primi giorni, almeno finché la produzione non si sia avviata e il bambino abbia cominciato ad attaccarsi con efficacia. In questo modo potrai prevenire un eventuale ingorgo e consentirà al tuo bambino di esercitarsi a poppare prima che la produzione aumenti di volume. Fare molta pratica finché il seno della mamma è morbido, spesso aiuta il bambino a poppare bene anche quando il seno diventerà più turgido (e un capezzolo piatto in questa situazione è difficile da trovare).

    Curare bene l'attacco
    Puoi vedere
    il nostro Video sull'attacco corretto o leggerenumerosi articoli a riguardo, cliccando sul tag "attacco corretto" in fondo alla pagina.

    Calmare il bambino quando è agitato
    Il bambino non deve considerare l'allattamento come un momento di disagio, se si innervosisce interrompi subito la poppata e cerca di calmarlo: offrirgli un dito da succhiare, muoviti, cullalo o cantagli qualcosa. Aspetta che si sia calmato prima di riprovare, altrimenti non riesce a collaborare e diventa un momento molto frustrante per entrambi.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • È importante ricordare che si allatta “al seno” e non “al capezzolo”, quindi l’allattamento è possibile con qualsiasi tipo di capezzolo.

    Purché il bambino afferri una buona porzione dell'areola (le labbra e le gengive devono trovarsi sull’areola, ben oltre il capezzolo), gran parte dei capezzoli piatti o introflessi non sono un ostacolo per l’allattamento. In alcuni casi, il bambino può avere all’inizio qualche difficoltà ad attaccarsi, ma in genere, curando con particolare attenzione la posizione e l’attacco, aggiungendo un po’ di pazienza, l’allattamento può procedere senza ulteriori intoppi.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • È importante assicurarsi che il bambino si attacchi sempre bene in profondità, prendendo buona parte dell’areola in modo che il capezzolo arrivi in fondo al palato.

    Quando il capezzolo è piatto o introflesso l’attacco profondo potrebbe essere difficile da concretizzare, ma è possibile usare varie tecniche, che qui di seguito descriviamo, per aiutare il bambino ad avere un migliore attacco: ovviamente puoi utilizzare quella o quelle che funzionano meglio nel tuo caso.

    Stimolazione del capezzolo prima della poppata
    Se riesci ad afferrare il capezzolo, stringilo tra l'indice e il pollice e muovi le dita avanti e indietro per un minuto o due. Puoi anche sfiorarlo rapidamente con una pezzuola imbevuta di acqua fredda o con del ghiaccio avvolto in un telo: questo metodo dovrebbe facilitare la protrusione del capezzolo, ma è importante non eccedere nell'uso del ghiaccio perché influenza negativamente il riflesso di emissione.

    Tirare il tessuto del seno durante l'attacco
    Con la mano con la quale reggi il seno durante la poppata (il pollice sopra e le dita sotto al seno e lontani dall'areola) tira leggermente la pelle verso la cassa toracica per favorire la protrusione del capezzolo.

    Paracapezzolo
    Il paracapezzolo è una tettarella in silicone flessibile e sottile che si posa sopra al capezzolo. Grazie ai forellini sulla punta, consente la fuoriuscita del latte. Se gli altri metodi non portano alcun risultato, il paracapezzolo può aiutare il bambino ad attaccarsi e poppare, stimolando il palato quindi attivando il suo riflesso di suzione. I paracapezzoli andrebbero utilizzati con l'aiuto di una Consulente per l'allattamento, perché un uso scorretto può creare difficoltà.

    Modellatori del capezzolo
    Li abbiamo descritti in Come posso trattare i capezzoli piatti o introflessi?

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • PREVENZIONE E CURA DI INGORGO, DOTTO OSTRUITO E MASTITE

    Questo articolo è proposto come materiale da discutere con il tuo medico. Le Consulenti LLL non sono medici né operatori sanitari. 

    Dotto ostruito = una zona circoscritta del seno dolente e indurita (nodulo), mentre il resto della mammella è morbida. Il latte fuoriesce, ma non da quel dotto. Può esserci arrossamento superficiale della pelle in corrispondenza del nodulo, sensibilità superficiale al tatto. Febbre assente, condizioni generali buone.

    Ingorgo= una condizione di infiammazione e congestione dell’intera mammella o di un’ampia zona di essa (uno o più quadranti). C’è dolore, il seno è duro, gonfio, caldo, la pelle può essere lucida, il latte non fuoriesce alla suzione o alla spremitura. Febbre assente o leggera, malessere ma condizioni generali buone.

    Mastite= infiammazione localizzata, più o meno ampia, della mammella, generalmente da un solo lato (se è bilaterale, consultare immediatamente il medico). In genere è l’evoluzione di un ingorgo o di un dotto ostruito non risolto. Può essere anche infezione secondaria da ragadi. Zona del seno indurita (ma può essere anche poco palpabile), dolente, arrossamento evidente superficiale a volte con strie arrossate dalla zona colpita, pelle lucida. Il latte può fuoriuscire in parte. Febbre media o elevata. Condizioni generali non buone, spossatezza, sensazione come da influenza, dolori alle articolazioni, brividi o vampate, sudorazione, prostrazione generale (la madre è giù, piange ecc).

    MOTIVI PRINCIPALI DEI PROBLEMI AL SENO:

    - Produzione di latte non ancora calibrata alle esigenze del bambino (l’offerta supera la domanda).

    - Mancato drenaggio della mammella (saltare una poppata, abbreviare le poppate, suzione inefficace, uso errato del tiralatte o tiralatte inefficace).

    - Stress, stanchezza

    - Pressioni sul seno dovute ad un reggiseno o spallina del marsupio troppo stretta, alla cinghia di una borsa a tracolla o dormire a pancia in giù o con il bambino addormentato sul seno

    - Infezione originata da ragadi del capezzolo

    - Dieta ricca di grassi saturi (aumenta le ostruzioni ricorrenti dei dotti).

    RELATIVI COMPORTAMENTI DI PREVENZIONE E CURA:

    - Allattare il bambino sin dalla nascita e spesso, anche prima della montata lattea, a richiesta (senza limitazione nella frequenza e durata delle poppate, sia di giorno che di notte)

    - Allattare a richiesta (con frequenza almeno di 8 volte al giorno, evitando intervalli troppo lunghi fra le poppate); evitare interferenze come ciucci o biberon; controllare la posizione del bambino e la suzione al seno ed eventualmente correggerla per una maggiore efficacia; allattare in posizioni diverse (il mento del bambino in direzione della zona colpita); non allattare con l’areola troppo tesa per la pienezza ma drenare prima; eventuale uso del tiralatte se il bambino non vuole o non sa poppare con efficacia. NON sospendere l’allattamento.

    - RIPOSO possibilmente a letto; cercare sostegno; eventuale prescrizione di antidolorifici e antinfiammatori da parte del medico; gli Omega 3 aiutano a ridurre infiammazione e stress

    - Cambiare taglia del reggiseno; non premere con le dita sul seno durante la poppata; dormire con l’aiuto di cuscini per evitare compressioni del seno; evitare che la tracolla o le spalline di borse, fasce o marsupi comprimano il seno

    - Correggere la posizione/suzione del bambino al seno per evitare le ragadi; eventuale cura di sovrainfezioni della ragade

    - Dieta ricca di grassi insaturi (olii vegetali spremuti a freddo e usati a crudo, omega 3 e 6) evitando i grassi saturi (grassi animali, margarine, grassi idrogenati, olii da cottura, fritti ecc)

    IN AGGIUNTA:

    - Fare impacchi caldi (non bollenti) sul seno appena prima della poppata o dell’uso del tiralatte (un pannolino del bambino impregnato di acqua calda è molto pratico): aiuta il flusso del latte.

    - Fare impacchi freddi (ad esempio una confezione di piselli surgelati avvolta in un panno) nell’intervallo fra le poppate, per ridurre il gonfiore e l’infiammazione

    - Massaggiare delicatamente il seno con movimenti circolari, procedendo a spirale dall’attaccatura verso il capezzolo: aiuta la fuoriuscita del latte e rilassa.

    - Farsi massaggiare dolcemente ma con una buona pressione la schiena (piccoli movimenti circolari ai lati della colonna vertebrale dorsale), stando in una posizione comoda e leggermente reclinata in avanti (es appoggiandosi sul piano di un tavolo o sulla spalliera di una sedia): aiuta la fuoriuscita del latte.

    Se entro 24-48 ore i sintomi non sono comunque migliorati, occorre consultare un medico per una eventuale cura antibiotica, che va proseguita per tutto il tempo necessario per evitare ricadute. Esistono antidolorifici, antinfiammatori e antibiotici compatibili con l’allattamento e non occorre sospendere le poppate. Per conoscere la compatibilità dei farmaci con l'allattamento, leggi qui http://www.lllitalia.org/10001-notizie/627-allattamento-e-farmaci.html

     

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Il frenulo è la membrana che lega dal basso la lingua alla mandibola. Talvolta è troppo corto e non permette alla lingua di muoversi nel modo corretto per permettere al bambino di attaccarsi correttamente ed estrarre abbastanza latte dal seno.

    Trovi molte informazioni sul frenulo corto e su come riconoscerlo (in italiano) a questo link:

    http://www.cwgenna.com/quickhelp.html

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • È importante ricordare che si allatta "al seno" e non "al capezzolo", quindi l'allattamento è possibile con qualsiasi tipo di capezzolo. Purché il bambino afferri una buona porzione dell'areola (le labbra e le gengive devono trovarsi sull'areola, ben oltre il capezzolo), gran parte dei capezzoli piatti o introflessi non saranno un ostacolo per l'allattamento. In alcuni casi, il bambino potrà avere all'inizio qualche difficoltà ad attaccarsi, ma in genere, curando con particolare attenzione la posizione e l'attacco e con un po' di pazienza, l'allattamento può procedere senza ulteriori intoppi.

    Come posso capire se i miei capezzoli sono piatti o introflessi?

    Spesso non basta osservare il seno per rispondere a questa domanda. Premi leggermente tra le dita l'areola a un paio di centimetri di distanza dal capezzolo. Se il capezzolo non sporge, viene definito piatto. Se si ritrae nel seno o appare concavo, si considera introflesso. I capezzoli piatti o introflessi non protrudono neppure se esposti al freddo. Se invece al freddo o alla pressione dell'areola il capezzolo sporge, non è introflesso o piatto e non richiede alcun tipo di trattamento.

    Diversi tipi di capezzoli piatti o invertiti

    • Infossato: il capezzolo protrude solo parzialmente. Può essere estratto ma non si ritrae immediatamente.

    • Unilaterale: solo una mammella ha un capezzolo piatto o introflesso.

    • Introflesso: nei casi di introflessione più leggera, un bambino con normali capacità di suzione non avrà grossi problemi nell'estrarre il capezzolo; un bambino prematuro o con qualche difficoltà di suzione avrà invece qualche problema, almeno inizialmente. Nelle forme di introflessione da moderata a grave invece, il capezzolo si ritrae nettamente quando l'areola viene compressa, a volte addirittura si "nasconde" dentro l'areola. In questi casi, il bambino non riesce ad attaccarsi e l'allattamento può essere molto difficoltoso, ma vi sono alcune tecniche in grado di ovviare a questo problema. È possibile infatti trattare il capezzolo già in gravidanza. Se la presenza di capezzoli introflessi viene rilevata solo al momento del parto, è ancora possibile trattare i capezzoli ma sarà particolarmente importante curare posizione e attacco del bambino al seno.

    Trattamento dei capezzoli piatti o introflessi e tecniche per facilitare l'attacco

    Le opinioni e le esperienze in questo campo possono variare, ma molte donne hanno trovato utili i trattamenti per i capezzoli piatti o introflessi e molti esperti di allattamento continuano a consigliarli. Questi esperti non sono d'accordo inoltre sull'importanza dello screeningdi tutte le donne in gravidanza, per rilevare la presenza di capezzoli piatti o introflessi o sulla necessità di prescrivere a tutte le donne interessate trattamenti di preparazione preventiva. Ad esempio, il British Royal College of Midwives (Collegio Reale Britannico delle Ostetriche) sostiene che i cambiamenti ormonali che avvengono durante la gravidanza e il parto possono portare alla protrusione spontanea del capezzolo in molte donne. Sebbene il trattamento dei capezzoli piatti o invertiti nel corso della gravidanza sia oggetto di discussione, se il neonato incontra difficoltà ad attaccarsi ad un capezzolo piatto o introflesso, potreste trovare utili uno o più di questi suggerimenti.

    • I modellatori di capezzolo

    Si indossano sotto al reggiseno e aiutano a far protrudere meglio i capezzoli piatti o introflessi. I modellatori sono formati da due parti e sono in materiale plastico. La parte interna ha un foro in corrispondenza del capezzolo e la pressione sul tessuto che circonda il capezzolo lo spinge verso l'esterno. I modellatori si usano in gravidanza e sfruttano l'aumento naturale dell'elasticità della pelle in questi mesi applicando una pressione delicata ma costante sulle aderenze sottostanti (tessuto connettivo) per far protrudere il capezzolo. Dopo il parto, i modellatori si indossano per una mezzora prima delle poppate. Non vanno indossati di notte e il latte che si raccoglie al loro interno non deve essere utilizzato.

    • La tecnica di Hoffman

    Questa procedura contribuisce ad allentare il tessuto connettivo alla base del capezzolo e può essere utilizzata durante la gravidanza e dopo il parto. Appoggia i pollici alla base del capezzolo (non sull'areola ma esattamente alla base del capezzolo). Premi con decisione verso la cassa toracica e contemporaneamente allontana i pollici. Questa manovra contribuisce a distendere il capezzolo e ad allentare le rigidità nei tessuti alla base del capezzolo stesso, spingendolo gradualmente a muoversi verso l'alto e verso l'esterno. Ripeti questo esercizio da due fino a cinque volte al giorno, spostando i pollici attorno alla base del capezzolo.

    • Il tiralatte

    Dopo il parto, puoi usare un tiralatte efficace (per ulteriori informazioni vedi "Come si sceglie un tiralatte?") per far sporgere il capezzolo subito prima della poppata e facilitare l'attacco del bambino. Puoi usare il tiralatte anche in altri momenti della giornata per allentare le rigidità del tessuto connettivo alla base del capezzolo, applicando una pressione uniforme che parta dal centro del capezzolo stesso.

    • Evert-it™

    Questo dispositivo è composto da una siringa con un'estremità morbida e flessibile in silicone, che facilita la protrusione dei capezzoli simulando la suzione. Si usa prima della poppata, come il tiralatte.

    • Stimolazione del capezzolo prima della poppata

    Se riesci ad afferrare il capezzolo, stringilo tra l'indice e il pollice e muovi le dita avanti e indietro per un minuto o due. Poi sfioralo rapidamente con una pezzuola imbevuta di acqua fredda o con del ghiaccio avvolto in un telo. Questo metodo dovrebbe facilitare la protrusione del capezzolo. Non eccedere nell'uso del ghiaccio perché può influire negativamente sul riflesso di emissione.

    • Tirare il tessuto del seno durante l'attacco

    Con la mano con la quale reggi il seno durante la poppata (il pollice sopra e le dita sotto al seno e lontani dall'areola) tira leggermente la pelle verso la cassa toracica per favorire la protrusione del capezzolo.

    • Paracapezzolo

    Il paracapezzolo è una tettarella in silicone flessibile e sottile che si posa sopra al capezzolo. Grazie ai forellini sulla punta, consente la fuoriuscita del latte. Se gli altri metodi non portano alcun risultato, il paracapezzolo può aiutare il bambino ad attaccarsi e poppare, stimolando il palato quindi attivando il suo riflesso di suzione. I paracapezzoli andrebbero utilizzati solo con l'aiuto di una Consulente per l'allattamento, perché un uso scorretto può creare difficoltà.

    Avviare bene l'allattamento

    • Un aiuto per posizione e attacco

    Per le mamme con capezzoli piatti o introflessi, una mano esperta è molto importante, perché il bambino deve imparare ad aprire bene la bocca per oltrepassare il capezzolo e afferrare una buona porzione dell'areola. Devi sperimentare diverse posizioni per trovare quale sia la più comoda voi due oltre che la più efficace. Alcune mamme trovano che la presa sottobraccio o la presa di transizione assicurino un maggior controllo e facilitino l'attacco da parte del bambino.

    • Allattare presto e spesso

    Organizzati in modo da poter allattare il più presto possibile dopo il parto e almeno ogni 2-3 ore dopo il parto. In questo modo potrai prevenire un eventuale ingorgo e consentirà al tuo bambino di esercitarsi a poppare prima che la produzione aumenti di volume. Fare molta pratica finché il seno della mamma è morbido, spesso aiuta il bambino a poppare bene anche quando il seno diventerà più turgido (e un capezzolo piatto è difficile da trovare).

    • Curare bene l'attacco

    Quando attacchi il bambino al seno, tienilo molto vicino a te, con orecchio, spalla e fianco allineati. Allinea il naso del bambino al tuo capezzolo. Tira la pelle del seno verso la cassa toracica per facilitargli l'attacco. Solleticagli le labbra con il capezzolo e aspetta che apra bene la bocca (come quando sbadiglia). Poi attaccalo, assicurandoti che afferri con la bocca una buona porzione di areola. L'attacco risulta quindi leggermente asimmetrico (il bambino avrà in bocca una porzione di areola più grande verso il mento che non verso il naso). Il naso del bambino deve sfiorare il seno (non affondarvi) e le labbra devono essere ben rivolte verso l'esterno.

    • Calmare il bambino quando è agitato

    Il bambino non deve considerare l'allattamento come un momento di disagio: se si innervosisce, interrompi subito la poppata e cerca di calmarlo: offrirgli un dito da succhiare, muoviti, cullalo o cantagli qualcosa. Aspetta che si sia calmato prima di riprovare.

    Se il capezzolo si irrita

    • L'allentamento dei tessuti connettivi provoca qualche disagio

    Alcune mamme riferiscono di aver avuto irritazioni al capezzolo per le prime due settimane, mentre i capezzoli (piatti o introflessi) si adattavano alla suzione. In caso di irritazioni serie o se l'irritazione non passa dopo un paio di settimane, contatta la Consulente LLL più vicina o una consulente professionale (IBCLC) per ricevere assistenza. Consulta la sezione dedicata al trattamento dei capezzoli dolenti.

    • Dopo la poppata, si forma dell'umidità nelle pieghe del capezzolo introflesso

    Se il capezzolo si ritrae dopo la poppata, potrebbe essere ancora umido danneggiando la pelle. In questo caso, dopo la poppata asciuga il capezzolo con una pezzuola e applica della lanolina pura.

    Se l'irritazione al capezzolo persiste

    Può capitare, anche se raramente, che l'irritazione al capezzolo persista più a lungo perché i tessuti connettivi non si allentano, provocando quindi punti di tensione che possono portare a tagliettio alla formazione di vescichette.

    Se i capezzoli sono profondamente introflessi, il bambino comprime il capezzolo sotto l'areola invece dei dotti lattiferi. Inoltre, dal momento che il bambino non riesce a posizionare correttamente il capezzolo in bocca, non riceverà una quantità di latte proporzionale ai suoi sforzi mentre la poppata può provocare dolore alla mamma. In questi casi, un tiralatte elettrico doppio automatico può essere d'aiuto perché non comprime l'areola ma applica una forza di suzione uniforme che si diparte dal centro del capezzolo, facendolo protrudere. Col passare del tempo, questa pressione favorisce l'allentamento del tessuto connettivo che trattiene il capezzolo.

    Se il bambino si attacca più facilmente a un seno e riesce a nutrirsi bene, la mamma può continuare l'allattamento solo da quel seno e usare il tiralatte nel seno che non viene drenato dal bambino finché il capezzolo non protrude. Il bambino riceverà tutto il latte che gli serve da quell'unico seno, purché vi abbia accesso libero in termini di tempo e di frequenza.

    Se entrambi i capezzoli sono gravemente introflessi, la mamma può usare il tiralatte su entrambi i seni per 15-20 minuti ogni 2 oree dare il latte al bambino con un dispositivo alternativo finché il bambino non sarà in grado di attaccarsi efficacemente e serenamente.

    Non è possibile stabilire a priori per quanto tempo sarà necessario usare il tiralatte, perché la protrusione spontanea del capezzolo dipende dalla rigidità del tessuto connettivo e dal grado di introflessione. Ad alcune mamme basta una sola sessione al tiralatte perché il capezzolo sporga completamente, mentre per altre mamme sarà necessario più tempo. Non appena il capezzolo resta sporgente dopo la sessione al tiralatte, la mamma può riprendere immediatamente ad allattare.

    Quando il capezzolo entra correttamente nella bocca del bambino e questi riesce a poppare efficacemente, la mamma può finalmente sospendere l'uso del tiralatte e allattare senza avvertire alcun dolore. In qualche rarissima occasione, può capitare che l'allattamento provochi dolore anche se il capezzolo sporge completamente. Causa di ciò potrebbe essere la correzione radicale del capezzolo.

    Dopo una correzione del capezzolo, questo può introflettersi nuovamente non appena il bambino fa una pausa durante la poppata. In questo caso, la mamma può aver bisogno di fermarsi e usare di nuovo il tiralatte per qualche minuto prima di riportare il bambino al seno. In una fase di transizione all'allattamento esclusivo, è possibile ricorrere alla compressione manuale del seno o all'uso di un dispositivo di allattamento supplementare per incoraggiare il bambino a continuare a succhiare e a deglutire per evitare che il capezzolo si introfletta.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Negli ultimi anni c'è stato un grande aumento del numero di bambini cui è stato diagnosticato il reflusso gastroesofageo. In questi casi,l'allattamento non andrebbe interrotto. Sono stati condotti pochissimi studi sull'alimentazione dei bambini che soffrono di reflusso; tuttavia, è stato provato che i bambini con questo tipo di disturbo soffrono meno di reflusso notturno quando sono allattati.

    Per reflusso gastroesofageo si intende il ritorno nell'esofago del contenuto dello stomaco.

    I sintomi e le complicazioni di questo disturbo variano da paziente a paziente e possono comprendere:

    difficoltà a deglutire, singhiozzo e ruttini frequenti, conati di vomito o soffocamento, frequente dolore o arrossamento della gola, sonno disturbato, pianto improvviso o inconsolabile, dolore acuto, inarcamento durante le poppate, rigurgito e vomito frequenti, vomito molte ore dopo il pasto, rifiuto del cibo o costante richiesta di cibo o bevande, aumento di peso rallentato, otiti frequenti, problemi respiratori compreso il broncospasmo, respiro faticoso, asma, bronchite, polmonite, apnea.

    Quando allatti un bambino che soffre di reflusso gastroesofageo è importante ricordare prima di tutto le basi dell'allattamento: il bambino dovrebbe ricevere cibo a sufficienza, il bambino dovrebbe essere attaccato al seno nel modo corretto e nella giusta posizione.

    Posizione da assumere per il bambino con reflusso gastroesofageo:

      • Il bimbo dovrebbe essere messo in una posizione tale che la gravità sia di aiuto nell'impedire al latte di tornare indietro.
      • Il bambino potrebbe preferire una posizione eretta.
      • Può essere di aiuto un marsupio per tenere il bambino a livello del seno sia da seduta sia camminando.
      • Prova ad allattare da coricata, tenendo il bambino davanti a te e appoggiandolo sul braccio in modo che sia leggermente sollevato.
      • Prova ad allattare su una sedia a sdraio o adagiata sui cuscini sul letto. Metti il bambino pancia contro pancia, con il volto rivolto al seno.

    Alcuni bambini che soffrono di reflusso gastroesofageo poppano al seno in maniera accettabile. Vogliono essere allattati e non chiedono alle mamme di poppare 24 ore al giorno.

    Altri bambini che soffrono dello stesso disturbo imparano presto che l'atto di nutrirsi causa loro dolore e smettono di mangiare. Questi bambini possono trarre beneficio dalle tecniche di spremitura del latte in modo che la calata avvenga prima che il bambino cominci a succhiare; dall'essere allattati in differenti posizioni o mentre dormono; dall'eliminazione delle distrazioni; dal camminare mentre si sta allattando; da un bagno caldo; dal contatto pelle a pelle o dal massaggio infantile.

    Altri bambini che soffrono di reflusso gastroesofageo vogliono mangiare continuamente! Il latte infatti agisce come naturale antiacido ed è di conforto. In questo modo però, se il bambino si riempie troppo e supera la capacità del suo stomaco, i sintomi del reflusso possono peggiorare. Quando si ha a che fare con bambini di questo tipo, può essere meglio offrire loro solo un seno ad ogni poppata; poiché il seno non si svuota mai completamente, il bimbo avrà a disposizione un flusso meno copioso di latte che può essere di sollievo alla gola infiammata senza riempire troppo il suo stomaco. Alcune mamme hanno notato che anche il ciuccio può essere un modo per aiutare questi bambini (facendo attenzione ad una possibile confusione tra seno e tettarella). Ci può essere la tentazione di cambiare il modo con cui si alimentano i bambini che soffrono di reflusso gastroesofageo, nella speranza che i sintomi migliorino: ma questo disturbo è una malattia diagnosticata dal medico, non è un problema di alimentazione. In molti casi, con il passare del tempo il disturbo si attenua.

    Continuare ad allattare è fonte di molti benefici sia per il bimbo sia per la mamma poiché migliora lo state di salute, lo sviluppo e, cosa ancora più importante, rafforza il legame madre-figlio che potrà aiutarti a superare anche un momento difficile come questo.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Per chi è alla prima esperienza di allattamento - ma anche per chi non lo è -un seno dolorante può essere un'esperienza veramente spiacevole e preoccupante.

    Per prima cosa si pensa subito a una mastite. "Mastite" è un termine generico che indica un'infiammazione al seno,causata da un dotto mammario ostruito oppure da un'infezione. Quando il latte non riesce a scorrere liberamente nel dotto, può ostruirlo e infiammarlo e, se non si interviene, il dotto rischia di infettarsi. Una donna che allatta può soffrire di mastite quando gli altri membri della famiglia sono raffreddati o influenzati, oppure dopo un periodo particolarmente impegnativo e stressante. Qualche volta può succedere anche senza alcun motivo apparente.

    Una donna che allatta può scoprire di avere un dotto ostruito se avverte un nodo doloroso o un punto più sensibile sul seno, talvolta anche con arrossamento della pelle attorno a quella zona. Inoltre, potrebbe avere anche sintomi di malessere generale quale dolore, debolezza, brividi e febbre.

    Un dotto ostruito o un'infezione al seno si curano nello stesso modo. Attaccare il bambino di frequente è sia un modo di trovare sollievo, sia di ridurre l'infiammazione; se ti è capitato di avere un dotto ostruito o un'infezione al seno, può esserti d'aiuto allattare in diverse posizioni per vuotare fino in fondo tutte le zone del seno. Se di solito usi la posizione tradizionale, prova la presa da rugby o allatta da sdraiata. Applicare calore umido (impacchi, immersione in acqua calda) e massaggiare la parte prima di allattare aiuta il seno a svuotarsi a fondo.

    Per una pronta guarigione, è fondamentale il riposo. Ma come fa una mamma a riposare e a prendersi cura del suo bambino? Per esempio, può mettersi a letto e tenere il piccolo vicino a sé, per coccolarlo e accudirlo come al solito. Per ridurre al minimo l'alzarsi dal letto, tieni tutto il necessario a portata di mano (pannolini, giocattoli, libri, bevande).

    In caso di infezione al seno, non c'è quai mai bisogno di svezzare il bambino, in quanto le proprietà antibatteriche del latte materno lo proteggono dai germi. Se la febbre continuasse dopo 24 ore di riposo, calore, massaggio e frequenti poppate e se persistesse il malessere fisico, può essere il caso di contattare un medico. Ricordagli di prescriverti terapie compatibili con l'allattamento. Mentre la mamma è sotto cura, la guarigione può essere accelerata da poppate frequenti, riposo e applicazioni di calore.

    Per prevenire future ostruzioni ai dotti o infezioni al seno, è consigliabile evitare intervalli lunghi e improvvisi tra le poppate. L'ostruzione di dotti può anche essere causata da un reggiseno che non veste bene o che stringe(come quelli con il ferretto), da una borsa pesante, un marsupio o uno zaino,o dal dormire col peso del proprio corpo o di quello del bambino sul seno.Cambia di frequente la posizione in cui allatti e controlla sempre che sia corretta. In ogni caso, buone condizioni di salute, una dieta sana e il giusto riposo aiutano a evitare il riproporsi del problema.  

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • IN LAVORAZIONE...

    Nelle prime settimane, una posizione corretta sia della mamma che del bambino è molto importante per evitare dolori ai capezzoli e consentire al bambino di poppare bene. Le domande legate alle irritazioni ai capezzoli sono tra le più frequenti che le mamme rivolgono alle consulenti de La Leche League e la posizione e l'attacco corretto del bambino al seno contribuiscono a risolvere molti di questi problemi.
    Come avrai notato, questa pagina è piuttosto lunga. Le mamme allattano da sempre, ma come spesso accade, ci vogliono molte parole per descrivere compiti apparentemente semplici. Le consulenti de LLL hanno una grande esperienza nel guidare le mamme a trovare la posizione corretta.

    Se la preparazione all'allattamento ti sembra un'impresa difficilissima, contatta la Consulente più vicina per avere le informazioni e il sostegno necessari a rendere le cose più facili.

    Come trovare la posizione ideale

    Trova una posizione comoda per te, che assicuri un solido sostegno alla schiena, quindi appoggia in grembo dei cuscini per sostenere le braccia e posa i piedi su un poggiapiedi o su un grosso libro.

    Accosta il bambino a te, in modo tale che non debba girare la testa per arrivare al seno e abbia le anche flesse. La bocca e il naso devono essere rivolti verso il capezzolo.

    Se è possibile, chiedi a qualcuno che ti passi il bambino dopo aver trovato una posizione comoda. (Vedi altri dettagli nella sezione "Un passo avanti".)

    Sostieni il seno per evitare che prema sul mento del bambino, che deve essere ben appoggiato al seno. (Vedi oltre la sezione su "Come sostenere il seno".)

    Attacca il bambino al seno. Stimolalo ad aprire bene la bocca e avvicinalo a te sostenendogli la schiena (non la testa) e facendo in modo che il mento si appoggi bene al seno. Anche il suo nasino riuscirà a toccare il seno.

    E ora goditi questo momento!

    Se avverti dolore, stacca delicatamente il bambino e riprova. Nelle prime settimane, può essere necessario ripetere più volte questa sequenza. Con un po' di esercizio, e in sintonia con il tuo bambino, troverai la tecnica più adatta a voi. Man mano che acquisisci esperienza nell'allattamento, scoprirai molte posizioni alternative, che potrai utilizzare nelle diverse poppate. Purché tu sia comoda e il bambino riesca a succhiare bene, puoi scegliere la posizione che ti è più congeniale. Prova le quattro posizioni illustrate di seguito. Ricorda: indipendentemente dalla posizione, è molto importante portare il bambino alla stessa altezza del capezzolo. Se la posizione ti costringe a chinarti verso il bambino, rischi di provocare dolore alla schiena, stiramenti al collo o alle spalle o irritazioni ai capezzoli.

    La posizione tradizionale

    Questa posizione è la più usata dopo le prime settimane mentre all'inizio, la presa di transizione (vedi oltre) ti garantisce maggiore controllo.
    Quando allatti tenendo il bambino in braccio o in grembo, questi deve giacere sul fianco, con le spalle allineate alle anche e la bocca alla stessa altezza del capezzolo. Soprattutto nei primi tempi, è consigliabile usare uno o più cuscini per portare il bambino alla giusta altezza e allo stesso tempo sorreggere gomiti e avambracci.
    Sostieni il seno con le prese a "U" o a "C" descritte di seguito nella sezione "Come sostenere il seno".
    La testa del bambino appoggerà sul tuo avambraccio mentre la sua schiena si troverà tra l'avambraccio e il palmo della tua mano.
    Guardando verso il basso, vedrai il fianco del bambino. La sua bocca dovrebbe coprire almeno un centimetro dell'areola (la zona scura attorno al capezzolo). Verifica inoltre che l'orecchio, la spalla e le anche del bambino siano ben allineati.
    Nei primi giorni, la testa e il sederino del bambino devono infatti trovarsi alla stessa altezza.

    La presa di transizione

    Nel corso delle prime settimane, molte mamme trovano molto utile questa variante della posizione tradizionale. In questa posizione, il bambino è sostenuto da un cuscino che lo porta alla stessa altezza del capezzolo. Usa dei cuscini anche per sostenere gomiti e braccia, per non dover sorreggere il peso del bambino e non stancarti durante la poppata.
    Se ti stai preparando ad allattare con il seno sinistro, sostieni il seno con la mano sinistra usando la presa a "U". (V. oltre sezione "Come sostenere il seno".)
    Appoggia delicatamente la mano destra dietro alle orecchie e al collo del bambino, con indice e pollice dietro a ciascun orecchio. Il collo del bambino è quindi appoggiato tra il pollice, l'indice e il palmo della tua mano, che formano una specie di "secondo collo". Il palmo della tua mano si trova invece tra le scapole del bambino.
    Assicurati che fin dall'inizio la sua bocca sia molto vicina al capezzolo.
    Quando il bambino spalanca la bocca, spingilo verso di te con la mano destra.
    La bocca del bambino coprirà almeno un centimetro dell'areola.  

    La presa sottobraccio

    Questa posizione (nota anche come presa "da rugby") è ottima per una mamma che ha subito il parto cesareo, perché il bambino è lontano dalla ferita. La maggior parte dei bambini apprezza molto questa posizione, che è molto utile anche nel caso in cui la mamma abbia un forte riflesso di eiezione (o discesa), perché il bambino in questo modo riesce a gestire molto più facilmente il flusso di latte.
    Nella presa sottobraccio, sostieni la testa del bambino con la mano, mentre la sua schiena è appoggiata al tuo braccio, posto lungo il fianco, e con l'altra mano sostieni il seno con una presa a "C". (Vedi "Come sostenere il seno", più avanti.)
    Il volto del bambino si trova di fronte a te, con la bocca all'altezza del capezzolo.
    Il bambino ha le gambe e i piedini sotto al tuo braccio, con le anche flesse e le gambe allungate contro lo schienale a cui sei appoggiata, con le piante dei piedi rivolte al soffitto. (Questo gli impedisce di spingersi facendo forza contro lo schienale).
    Anche in questo caso, i cuscini possono aiutare a tenere il bambino nella posizione corretta.  

    Allattare sdraiate

    Molte mamme trovano che questa posizione sia molto comoda, soprattutto di notte.
    Mamma e bambino giacciono di fianco, l'una di fronte all'altro. Puoi mettere dei cuscini dietro la schiena e dietro o tra le ginocchia, per stare più comoda e un cuscino o una coperta ripiegata dietro la schiena del bambino per sorreggerlo ed evitare che rotoli sul fianco.
    Invece del cuscino, puoi anche reggere la schiena del bambino con il braccio. Se tiene le anche flesse e orecchio, spalla e fianco allineati, il bambino riuscirà a poppare più facilmente.
    Alcune mamme trovano che sia molto utile fare un po' di pratica con questa posizione durante il giorno.        

    Come sostenere il seno

    Mentre tieni il bambino in una delle posizioni descritte in precedenza, potresti aver bisogno di sorreggere il seno con la mano libera, evitando che il peso delle mammelle gravi sul mento del bambino e facilitandogli la poppata.

    La presa a "C": vedi sopra, l'illustrazione della posizione tradizionale e le foto a sinistra. Sostieni il seno mettendo sopra il pollice – ben lontano dall'areola – e le altre dita al di sotto. Le dita devono essere  tenute ben lontane anche dalla bocca del bambino. Questa presa è utile quando si sceglie la posizione sottobraccio o la  posizione tradizionale.

    La presa a "U": appoggia  le dita di piatto sotto al seno, con l'indice nella piega che si forma tra il seno e la cassa toracica. Lascia cadere il gomito in modo che il seno sia sostenuto tra il pollice e l'indice. Il pollice si troverà sul lato esterno del seno mentre le altre dita saranno sul lato interno. Questa presa è particolarmente utile quando si allatta nelle posizioni tradizionale e di transizione  

    Il bambino è attaccato bene?

    Al momento di attaccare il bambino, usa il capezzolo per solleticargli il labbro. Questo lo stimolerà ad aprire bene la bocca (come quando sbadiglia). Direziona il capezzolo verso il palato del bambino e avvicinalo a te facendo in modo che il mento si appoggi al seno.
    Come verificare che l'attacco del bambino sia corretto: il suo naso sfiora il seno ha le labbra ripiegate verso l'esterno la sua bocca copre almeno un centimetro della zona attorno alla base del capezzolo. Se l'attacco risulta scomodo o doloroso, inserisci delicatamente il dito nell'angolo della bocca del bambino per staccarlo e riprova.
    Quando si offre il seno al bambino, inizialmente succhierà senza deglutire, mentre posiziona il capezzolo in bocca e "segnala" al seno di essere pronto per l'emissione del latte.
    Non appena riceve il latte, vedrai mandibola e mascella in movimento, fino all'orecchio e gli vedrai fremere le tempie. Inoltre lo sentirai deglutire prima rapidamente, poi più lentamente, man mano che il suo appetito viene soddisfatto.  

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Ho sentito parlare della posizione semisdraiata, o a "stile libero". Che cos'è?

    La posizione semisdraiata, o STILE LIBERO, significa metterti comoda con il tuo bambino ed incoraggiare gli istinti naturali tuoi e del tuo bambino. Per maggiori informazioni visita il sito www.biologicalnurturing.com
     
    • Vestiti e vesti il tuo bambino come vuoi.
    • Scegli un letto od un divano dove puoi distenderti all’indietro con un buon sostegno, non sdraiata supina, ma comodamente semidistesa sulla schiena in modo che, quando porti il bambino al seno, la gravità lo tenga in posizione, col corpo aderente al tuo.
    • Con la testa e le spalle ben appoggiate, lascia che il bambino stia in contatto pancia-a-pancia con te.
    • Poiché sei semisdraiata all’indietro, il bambino può stare su di te in qualsiasi posizione vi piaccia. Controlla solo che tutta la parte davanti del bambino sia appoggiata contro di te.
    • Fai in modo che la guancia del bambino sia a contatto con il tuo seno nudo.
    • Sostieni oppure no il seno, come preferisci.
    • Aiutalo come ti sembra meglio; aiutalo a fare ciò che sta cercando di fare. Voi due siete una squadra.
    • Il bambino si sistema in una posizione che ricorda lo stile libero del nuotatore, ed è veramente libero, di muoversi come meglio crede senza che le mani o le braccia della mamma lo costringano premendogli la schiena. La sua bocca e il suo mento si posizionano in maniera fisiologica sul seno della mamma e solitamente questa posizione è di grande aiuto per le mamme che hanno dolore ai capezzoli.

     

    Rilassatevi e godetevi il piacere di stare insieme.

      

    da http://www.llli.org/faq/positioning.html

     

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Ognibambino è diverso!Alcuni sembra abbiano bisogno di poppare in continuazione, mentre altri lasciano passare più tempo tra una poppata e l'altra. Le mamme possono tranquillamente seguire i ritmi dei loro bambini, facendo solo attenzione che mangino a sufficienza. I bambini allattati, infatti, si autoregolano: prendono quello di cui hanno bisogno, non solo a ciascuna poppata, ma anche da ciascun seno. Inoltre, molti problemi legati all'allattamento - inclusi quelli legati a "carenza di latte" oppure a "eccesso di latte" - si risolvono proprio aumentando la frequenza delle poppate. Pertanto, se il tuo bambino mangia almeno 8-12 volte nell'arco delle 24 ore, puoi lasciar decidere a lui quando farlo. per essere certa che mangi abbastanza.
    Se però, nelle prime settimane, il bambino non mangia con questa frequenza, probabilmente dovrai svegliarlo!

    Molte madri si preoccupano quando i loro piccoli non "tengono l'intervallo" delle due ore e vogliono poppare ancora più spesso, cosa che invece accade di frequente. I bambini che poppano spesso (sempre che siano attaccati correttamente al seno) assumono latte a sufficienza, proprio perché stimolano la produzione del latte materno. Alcune ricerche recenti hanno dimostrato che riducendo il tempo della poppata e aumentando l'intervallo tra una poppata e l'altra, si può ridurre non solo la quantità di latte materno, ma anche il suo contenuto di grassi - ed ecco che il bambino piange, affamato... Alcuni bambini amano ciucciare e dormicchiare in continuazione. Altri mangiano in quantità, restando attaccati a lungo a ciascun seno. Tieni presente che non c'è niente di sbagliato nel seguire il ritmo richiesto dal bambino, perché l'allattamento materno è una relazione a due vie, che richiede alla madre di rispondere non solo alle richieste del bambino, ma anche ai segnali inviati dal suo stesso corpo. Sarà proprio questa capacità di risposta che aiuterà il tuo bambino a formare con te uno stretto legame d'amore.

    Se sei seriamente preoccupata circa la frequenza dell'allattamento, puoi richiedere l'assistenza di una Consulente de La Leche League oppure di un medico con una specifica preparazione nel campo dell'allattamento.

    L'AAP (l'Accademia Americana dei medici Pediatri) ha ufficialmente dichiarato che i bambini sani, nati a termine, dovrebbero poppare 8-12 volte nell'arco delle 24 ore; in altre parole, un pasto ogni 2-3 ore. Dal momento che il latte umano viene digerito molto facilmente, si raccomanda spesso alle mamme di osservare il neonato alla ricerca di "segnali di fame", come il riflesso di "rooting" (cioè di girare la testa nella direzione di uno stimolo tattile posto sulla faccia), morsicarsi o succhiarsi le mani o le dita, piangere. E si raccomanda inoltre caldamente alle neo-mamme di non lasciare che il bambino superi l'intervallo delle 3 ore, per due ragioni:

    1) perché il seno sia stimolato a produrre latte a sufficienza, e

    2) per assicurarsi che il bambino mangi abbastanza prevenendo così la disidratazione.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League consultando le pubblicazioni de La Leche League.

     

  • Nei primi giorni, le poppate frequenti e l’attacco efficace (vedi il video sull’attacco efficace qui) contribuiscono all’aumento del numero dei recettori della prolattina.

    La particolarità del ruolo dei recettori è di essere presenti sulle pareti delle cellule degli alveoli, protagonisti nella produzione di latte, e di permettere alla prolattina presente nel sangue di muoversi attraverso di loro e stimolare la produzione.
    Solo quando gli alveoli non sono pieni di latte le pareti sono libere e i recettori riescono ad essere contattati dalla prolattina per poter continuare ad aumentare la produzione.

    Poppate frequenti e svuotamento del seno nelle prime settimane dal parto saranno in grado di aumentare il numero dei recettori.
    Questo periodo - che mediamente dura 40 giorni - viene chiamato periodo di calibrazione.
    Anche nel caso in cui la calibrazione non sia stata perfetta, sarà comunque possibile recuperare con la stimolazione del seno attraverso frequenti rimozioni di latte.

    Il bambino ha bisogno di poppate frequenti per stabilire la relazione con la mamma (calore, protezione, consolazione, tranquillità, sguardo…)  tanto quanto ha bisogno di nutrirsi. Assecondando le sue richieste frequenti, la mamma potrà comprendere più facilmente i bisogni del suo bambino.

    Puoi approfondire tutti gli aspetti dell’anatomia del seno al lavoro in questo articolo Anatomia di un seno al lavoro.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Se il bambino è allattato il più spesso e il più presto possibile appena dopo il parto, il tuo seno, che all’inizio produce soltanto colostro, in seguito alla stimolazione comincerà a produrre latte maturo verso il terzo o quarto giorno dopo il parto (talvolta anche dopo). Gradualmente la quantità di latte prodotta aumenterà, il latte comincerà ad apparire più liquido e di colore più chiaro (più opaco). In questi primissimi giorni è estremamente importante allattare il neonato almeno 8-12 volte nelle 24 ore (più spesso è anche meglio), per consentire al bambino di ricevere tutti i benefici del colostro e di stimolare presto la produzione di un’abbondante quantità di latte maturo.

    L’allattamento frequente, inoltre, previene l’ingorgo o ne diminuisce l’intensità.

    Non meno importante, il colostro ha un effetto lassativo sul bambino: aiutandolo ad eliminare le prime feci, contribuisce all’espulsione dell’eccesso di bilirubina e aiuta a prevenire l’ittero.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • La produzione di latte è determinata dalla frequenza ed efficacia delle poppate.

    La suzione del bambino determina il rilascio da parte dell’ipofisi degli ormoni prolattina e ossitocina: il primo è coinvolto nella produzione di latte. Il secondo causa delle contrazioni muscolari all’interno del seno, che spremono il latte nei dotti lattiferi fino al capezzolo in modo che il bambino possa assumerlo (riflesso di emissione).
    L’ossitocina che attiva la “spremitura” degli alveoli, arricchisce il latte di grassi. È importante lasciare che il bambino si alimenti ad un seno fino a che non si stacca da solo, proprio perché sarà lui a deciderne la sazietà, per poi passare all’altro seno se ce n’è ancora bisogno.

    Ecco alcuni fattori che NON influiscono sulla produzione di latte e che sono vecchi miti:

    • bere molto, oltre al proprio senso di sete
    • “bere latte perché fa latte”
    • mangiare alimenti particolari
    • aspettare un determinato intervallo fra una poppata e l’altra

    Essi vengono ancora considerati utili quando in realtà il meccanismo di produzione è regolato esclusivamente dalla rimozione efficace e frequente del latte dal seno.

    Talvolta il riflesso di emissione del latte è inibito da eventi stressanti, che bloccano l'ossitocina e quindi non facilitano la fuoriuscita di latte. Possono essere dei forti spaventi, dei lutti, degli attacchi di rabbia, o momenti di estrema preoccupazione, di dolore fisico o anche di forte stanchezza. Per questo si sente dire che uno spavento "fa andare via il latte": in realtà il latte non sparisce definitivamente, semplicemente non riesce ad uscire perché, in qualche modo è momentaneamente "bloccato" dagli ormoni.

    Per uscire da questa situazione è importante attaccare comunque il bambino al seno, trovare dei momenti sereni per mamma e bimbo, cercare di riposare e rilassarsi il più possibile per permettere al latte di uscire con più facilità. Questo permetterà di non diminuire il latte prodotto e proseguire con l’allattamento.

    Puoi approfondire tutti gli aspetti dell’anatomia del seno al lavoro in questo articolo Anatomia di un seno al lavoro.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Inizialmente il corpo materno non sa di quanto latte avrà bisogno il bambino (quel bambino!) e pertanto, nelle prime settimane di vita, allattandolo frequentemente, almeno tra 8 e 12 volte nell’arco delle 24 ore, la produzione si stabilizzerà sui suoi effettivi bisogni. Ciò avviene secondo il principio della domanda e dell’offerta stimolando un’abbondante produzione di latte.

    Successivamente, dopo il primo mese, la produzione di latte è maggiormente influenzata dal maggior drenaggio del seno che dalla frequenza delle poppate; infatti se il seno è pieno più la velocità di produzione rallenta e al contrario più il seno viene svuotato maggiore è la velocità di produzione del latte.
    Un altro fattore di cui tener conto nella gestione dell’allattamento è la capacità che ha il seno di immagazzinare latte tra le poppate.
    È un fattore che cambia da mamma a mamma, da seno a seno, a volte anche tra un seno e l’altro della stessa madre; di conseguenza può essere molto vario. La cosa importante da sapere è che questa capacità non dipende dalle dimensioni del seno, anche se la taglia è uno dei fattori coinvolti nell’immagazzinamento.
    In pratica una madre con un seno grande che abbia una capacità d’immagazzinamento grande, potrebbe poter attendere più a lungo tra una poppata e l’altra prima di allattare o svuotare il seno. Una madre con un seno di dimensioni inferiori potrebbe avere una capacità d’immagazzinamento minore e quindi avrà bisogno di allattare più spesso per svuotare e calibrare la produzione. In questo modo potrà anche ridurre la sensazione di tensione dovuta al frequente riempimento del seno per non incorrere in un rallentamento della produzione.

    La capacità di immagazzinamento non ha nulla a che vedere con la produzione di latte: seni piccoli sono in grado di produrre latte allo stesso modo dei seni grandi ma a volte portano a gestioni diverse dell'allattamento.

    Puoi approfondire tutti gli aspetti dell’anatomia del seno al lavoro in questo articolo Anatomia di un seno al lavoro.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Quale può essere la causa e come si può risolvere la situazione?

    Un riflesso di emissione doloroso può occasionalmente verificarsi mentre il tuo corpo si prepara a nutrire il tuo bambino. Le tecniche di rilassamento che hai sperimentato durante il travaglio ti potrebbero aiutare ad affrontare anche questo piccolo disagio.

    Durante la poppata devi comunque essere sicura di adottare delle posizioni corrette, e non devi sforzartio chinarti sopra il tuo bambino mentre lo allatti. Schiena, braccia, gambe e gomiti devono essere ben sostenuti e i muscoli delle spalle e del collo devono essere rilassati.

    Potrai avvertire delle fitte acute all'interno del seno durante la calata del latte, dovute al fatto che i dotti galattofori stanno convogliando il latte verso il capezzolo. Queste fitte scompariranno mano a mano che il tuo organismo si "abitua" all'allattamento.

    Ci possono essere molte altre cause di calata dolorosa del latte che devono essere prese in considerazione:

    1. Grande quantità di latte. Alcune donne scoprono di produrre una gran quantità di latte e/o di avere un riflesso di emissione molto forte. Se è il tuo caso, noterai che il bambino tossisce o sputa a causa della quantità del latte e dell'intensità della calata. Alcune madri trovano utile allattare solo ad un seno per volta, oppure, durante la tornata del latte, puoi aiutare il tuo bambino staccandolo dolcemente dal seno, spruzzando un po' di latte in una salviettina e riattaccando il bambino al seno quando il flusso di latte rallenta. Con il passar del tempo il bambino riuscirà meglio a controllare la produzione e la fuoriuscita del latte e questi disturbi tenderanno a scomparire
    2. Candida. Il riflesso di emissione del latte doloroso può anche essere causato da un'infezione da fungo (Candida, comunemente chiamata anche "mughetto")che è penetrata nei dotti galattofori. La pagina dedicata al mughetto non parla di infezioni ai dotti galattofori, ma offre moltissime valide informazioni sui funghi. Se sospetti di avere un'infezione micotica puoi contattare una Consulente LLL per avere maggiori informazioni e il tuo medico curante per ricevere una cura adeguata.
    3. Ingorgo. L'ingorgo può causare dolore al seno. Per ulteriori informazioni sull'ingorgo leggi le pagine dedicate al dolore al seno, in questa stessa sezione.
    4. Strappo muscolare o lesione durante il parto. Uno strappo o una lesione ai muscoli del torace – che sono gli stessi muscoli che sostengono il seno – può causare un dolore che sembra provenire dall'interno del seno stesso.
    5. Infezione al seno o dotti ostruiti. Durante le prime settimane di allattamento è possibile che tu soffra di dotti ostruiti, o abbia contratto un'infezione al seno durante il soggiorno in ospedale. Se hai le febbre, se hai striature rosse sul seno, o ti senti come se avessi l'influenza, contatta il medico curante per escludere una mastite. Per l'infezione al seno o dotti ostruiti, ti potrà essere d'aiuto allattare spesso, riposare molto e bere molti liquidi.
      Altre cause di dolore al seno (non necessariamente durante la calata del latte) possono essere le seguenti:
    • uso improprio del tiralatte
    • reggiseno troppo stretto
    • lesione o intervento chirurgico al seno
    • dolori premestruali
    • seno fibrocistico

    Inoltre anche alcune donne con il seno molto grande provano dolori al seno mentre allattano. Il dolore al seno può anche essere causato dal fatto che il bambino stringe il capezzolo invece di succhiare. In questo caso sentirai che il bambino non inghiotte durante la poppata. Se il bambino non succhia in modo corretto, contatta una Consulente de La Leche League o un esperto in allattamento che gli possano insegnare a poppare correttamente.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Una premessa importante riguarda il grande bisogno di contatto che manifestano i neonati: non è solo legato al bisogno di poppare, tanto è vero che i bambini che utilizzano il ciuccio o che vengono alimentati artificialmente spesso richiedono di essere presi in braccio con la stessa frequenza degli altri. I bambini possono chiedere di stare in braccio/ciucciare per mille motivi. Questa consapevolezza dei bisogni fisiologici di un neonato aiuta spesso a tollerare la stanchezza. In ogni caso, per rendere le poppate più rilassanti, è molto importante sperimentare diverse posizioni, in modo da trovare quelle più comode e piacevoli. Molte mamme trovano tre posizioni “alternative” particolarmente utili:

    • Da sdraiata a letto
    • Da semisdraiata con il bimbo sdraiato sul corpo della mamma in senso verticale
    • Con la fascia

    Da sdraiata a letto

    Questa posizione risulta per molte mamme di fondamentale importanza di notte perché consente, una volta avviata la poppata, di abbandonarsi al sonno in tutta sicurezza e senza la preoccupazione di dover spostare il piccolo una volta che ci si è riaddormentati. Imparare ad allattare da sdraiate può essere molto utile anche di giorno, ogni volta che si sente l’esigenza di fare un pisolino o anche solo per rilassarsi un po’.

    Da semisdraiata con il bimbo sdraiato sul corpo della mamma in senso verticale

    Questa posizione è particolarmente rilassante perché la forza di gravità regge il bambino senza che la mamma debba sforzare le sue braccia. In questa posizione le mani sono libere e possono essere usate per accarezzare il bambino o sorreggere una rivista o una tazza ;-). Avere le mani libere è molto utile anche nel caso in cui la mamma abbia bisogno, durante le poppate, di usare tecniche specifiche come massaggi al seno, compressione o nel caso in cui ci si debba tirare il latte dall’altro seno mentre il bambino è attaccato.

    Con la fascia

    Allattare con la fascia permette di risparmiare tantissimo tempo. Mentre si allatta in questo modo si hanno le mani libere, dunque si possono fare le faccende di casa (con la fascia lunga 5 metri legata adeguatamente ci si può anche sporgere molto in avanti in tutta sicurezza), si può passeggiare, fare la spesa, giocare con i fratellini più grandi, addormentare il bambino. Il tutto tra l’altro è anche molto discreto – se questa è una esigenza della mamma - perché, allargando il tessuto, si può coprire perfettamente la visuale. Per imparare ad allattare con la fascia occorre prendere un po’ di pratica con questo strumento, ma le donne che l’hanno usata la considerano uno strumento indispensabile. Se hai difficoltà puoi anche cercare anche fra i tantissimi filmati su you tube su come legare e indossare la fascia. La cosa più efficace è sicuramente cercare la Consulente più vicina per sapere se lei o qualche mamma della zona possono insegnarti ad usarla correttamente durante un incontro. Esistono anche delle mamme che fanno consulenze sul "portare".

     

    Oltre a queste tre posizioni ne esistono tantissime altre: quella classica a culla, a rugby, scivolata, di transizione… La descrizione dettagliata e le foto di queste posizioni, definite posizioni classiche, più le indicazioni per un corretto attacco del bambino al seno, si trovano qui. Puoi personalizzare ognuna di queste posizioni a seconda delle tue esigenze aggiungendo cuscini. Sperimenta liberamente, l’importante è che tu verifichi sempre la presenza di queste condizioni generali, importanti non solo per la vostra comodità ma anche per favorire un attacco corretto:

    • Non indossare vestiti che ostacolino un allattamento comodo
    • Dovresti sentirti ben sostenuta in modo da mantenere con facilità la posizione. Possono essere utili cuscini grandi e piccoli, asciugamani o coperte da posizionare dietro la schiena, sotto le ginocchia o sotto le braccia, sgabelli e tavolini per i piedi… Ci si può trovare comodi su una sedia con schienale dritto e braccioli, su una sedia a dondolo, su una sdraio, su una poltrona… Combinando in maniera diversa questi oggetti si può ottenere una posizione molto dritta o molto adagiata all’indietro a seconda delle preferenze individuali
    • Il bambino deve essere alto e ben accostato al petto
    • Portare il bambino al seno e non viceversa
    • Il bambino deve avere il corpo rivolto verso quello della mamma, pancia contro pancia, inclinato quel tanto che basta per permettere il contatto visivo
    • Il bambino può essere in asse, con orecchio, spalla e fianco in linea, ma anche completamente sdraiato sul corpo della mamma parallelo ad essa, se la mamma è in posizione semisdraiata
    • Puoi tenere il sederino o la coscia con il palmo della mano all’insù, senza spingere. Se hai bisogno di accostare il bambino puoi spingere sulla schiena, tra le spalle in mezzo alle scapole
    • IMPORTANTE: è meglio preparare un tavolino con acqua, asciugamani, riviste, in modo da non doversi alzare durante la poppata o – peggio - patire la sete!

     (articolo di Valentina Safadi)

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

     

  • Come fare e utilizzare un "Dispositivo di Allattamento Supplementare" casalingo


    L'edema da montata lattea, che cos'è e come si affronta


      

    Estrarre il latte materno col metodo della bottiglia


     

    Attaccare il bambino al seno

    Un video del prestigioso Global Health Media Project (tradotto in italiano da LLL) che mostra perché un buon attacco sia fondamentale per il successo dell'allattamento.


     

    Il tuo bambino sta ricevendo abbastanza latte?

    Ecco un altro video del prestigioso Global Health Media Project (sempre tradotto in italiano da LLL): offre risposte ad una domanda che molte mamme si pongono: "Il tuo bambino sta ricevendo abbastanza latte?"


     

     Come spremere manualmente il latte dal seno


     

    Cosa fare per il dolore ai capezzoli


     

     

     

     

     Visitate il sito http://globalhealthmedia.org/videos/ e godetevi anche gli altri utilissimi video (in inglese... per ora!).